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CAPITOLO I

Le stelle ardevano fulgide sopra il cielo di Vagon III. I suoi abitanti, una civiltà preindustriale, avevano costruito molte stupende città sulla sua superficie e innalzato dei grandi templi dove poter osservare il ciclo delle stelle. Fu durante quella che gli abitanti di Vagon III chiamano la Ghilamath-Kalà (la Cerimonia degli Astri) che molte persone, ch’erano con il naso all’insù, videro apparire un lampo tra le stelle e presero a congetturare su ciò che poteva essere. Alcuni pensavano che fosse una specie di esplosione stellare, altri invece di un messaggio mandato dai loro dei, altri ancora come uno sconosciuto fenomeno atmosferico che la loro scienza non riusciva a spiegare. In realtà, quel bagliore, altro non era che un lampo di curvatura, causato dall’uscita di un’astronave del Dominio vicino a Vagon III.

Sul ponte della Japagh (questo il nome della nave, un piccolo caccia Jem’Hadar) v’era un certo fermento tra i Jem’Hadar; stavano già assaporando il fremito della battaglia. Il nono clone di Weyoun invece era molto calmo, impassibile; attraverso la cuffia a visore i suoi occhi perscrutavano la superficie di Vagon III. Si chiese sempre come mai i Fondatori non avessero dato l’ordine di invadere il sistema di Vagon e permettessero ai suoi abitanti di essere all’oscuro dell’esistenza del Dominio. Ma la risposta gli venne quasi subito alla mente, pensando alle limitatissime risorse che c’erano sul pianeta.
“Entriamo in orbita geosincrona.” ordinò il Vorta con la sua voce calma.
In risposta, la voce aspra e dura del Primo Jalak dei Jem’Hadar rispose: “Sissignore!” digitò alcuni comandi sulla sua console e continuò: “Orbita geosincrona inserita! Le restanti navi della flotta saranno in questo settore tra meno di un’ora!”
“Eccellente!” replicò Weyoun con un leggero sorriso sadico sulle labbra. Da lì ad un ora, la flotta del Dominio si sarebbe riunita intorno a Vagon III e avrebbe fatto rotta verso il Tunnel Spaziale. Già immaginava la grande battaglia per la riconquista di Deep Space Nine e la successiva invasione dello spazio cardassiano.
I Cardassiani, esseri privi di ogni lealtà, osarono ribellarsi al Dominio; dovevano essere distrutti, fatti sparire dalla faccia dell’intera galassia. La loro distruzione sarebbe servita da esempio per le altre razze appartenenti al Dominio e agli stessi abitanti del Quadrante Alpha. Nessuno poteva ribellarsi al Dominio e vivere impunito e nessuno poteva contrastarlo. La ritirata dal Quadrante Alpha, con la coda tra le gambe due anni prima, era servita solo a rinforzare le forze Jem’Hadar, producendo nuovi soldati e costruendo nuove navi in grado di contrastare la Federazione Unita dei Pianeti e i suoi Alleati. Stavolta doveva andare tutto per il verso giusto. Weyoun era stato messo al comando della flotta del Dominio come lo erano stati i suoi otto precedenti cloni.

“Ti sei sempre dimostrato un fedele servitore del Dominio.” Gli aveva detto la femmina Mutaforma. “Per questo motivo, il Grande Legame ha deciso di metterti al comando della flotta di invasione che partirà per il Quadrante Alpha. Stermina la popolazione di Cardassia e fa sì che sia da monito a tutta la galassia.”
“Come il Fondatore desidera!” esclamò lui, allargando le braccia e facendo un leggero inchino dinnanzi all’essere che credeva il suo dio.
Il filo dei suoi ricordi venne però interrotto dal Secondo Halakàl, che stava in piedi dietro ad una postazione scientifica: “Vorta!” esclamò. “I sensori a corto raggio rivelano un aumento considerevole di gravitoni vicino alla seconda luna del pianeta; rilevamento uno quattro zero punto zero due cinque.”
Weyoun volse il capo sino a quando le informazioni sul visore non gli indicarono che stava guardando nella direzione giusta. Ivi osservò attentamente lo spazio esterno alla nave, ingrandendo l’immagine sino a dieci alla terza. I suoi deboli occhi Vorta non gli mostrarono alcunché di anomalo.
“Secondo,” fece il Vorta senza distogliere l’attenzione dalle coordinate indicate, “sei sicuro che i sensori funzionano bene?”
“Ho eseguito un controllo io stesso poco prima di uscire dalla curvatura!” rispose tosto il Jem’Hadar con tono stizzito.
“Segni di qualche vascello nelle vicinanze del pianeta?” chiese il Vorta al Primo.
Jalak digitò alcuni comandi sulla sua console, ma niente. “Nessuna nave nel raggio di un parsec!” rispose infine.
Weyoun annuì col capo, distolse l’attenzione dal settore interessato e si rivolse al Secondo dicendo: “Esegui una nuova diagnostica sui sensori esterni!”
Digrignando i denti, il Secondo Halakàl annuì col capo e cominciò ad eseguire la diagnostica sul sistema dei sensori.
Poco dopo Weyoun abbandonò il ponte di comando e il Secondo, rivolgendosi al Primo, disse: “Il Vorta mi reputa un incapace? Vorrei tanto staccargli la testa con le mie mani!”
“Calma Halakàl!” replicò il Primo. “Egli è stato scelto personalmente dai Fondatori per questa missione, sono stato con lui quando gli dei gli hanno assegnato l’incarico. E’ il pupillo del Fondatore femmina. Non ti conviene alzare un solo muscolo contro di lui!”
“I Vorta sono solo creature spregevoli!” intervenne nel discorso il Terzo Hochacràn. “Vorrei tanto sapere perché i Fondatori li tengono così in considerazione. Siamo noi che teniamo ordine nel Dominio, non i Vorta!”
Allora il Primo, mettendo mano alla sua arma, e con tono imperioso, disse: “Stai forse mettendo in dubbio il giudizio dei Fondatori?”
Il Terzo, serrando la mandibola, abbassò lo sguardo e rispose: “No!”
“Bene!” replicò il Primo. “Ricordate: l’obbedienza porta alla vittoria!” e i tutti i Jem’Hadar sul ponte di comando risposero all’unisono: “E la vittoria è vita!”

Erano passati quasi cinquantadue minuti da quando la Japagh era entrata nel sistema di Vagon che ecco che i sensori esterni rilevarono l’uscita dalla curvatura di mille e cinquecento astronavi del Dominio. Il Primo convocò il Vorta sul ponte di comando e quando questi entrò, attivò il suo visore ed osservò con soddisfazione l’ingente flotta Jem’Hadar, pronta per la sua gloriosa missione.
“Aprì un canale con la flotta!” ordinò Weyoun al Terzo.
“Canale aperto!” confermò il Jem’Hadar.
Schiarendosi la gola con un colpo di tosse e con voce dolce e nello stesso tempo autoritaria, il Vorta prese a parlare: “Fedeli servi del Dominio, gli dei ci hanno chiesto di riunirci tutti qua per affrontare una nuova missione e riportare l’ordine nel caos del Quadrante Alpha. Il tempo dell’Ira del Dominio contro Cardassia è giunto. Tra poco attraverseremo il tunnel spaziale e da lì una parte farà rotta verso lo spazio cardassiano, mentre una piccola flotta di navi da guerra prenderà d’assedio Deep Space Nine e tenterà di riconquistarla dalle mani della Federazione. Questo sarà un gran giorno per il Dominio!” e concluso di parlare alla flotta, fece un cenno d’intesa al Terzo che chiuse la comunicazione.
“Tracciare una rotta per il tunnel spaziale, massima curvatura!” ordinò Weyoun, ma prima ancora che il timoniere potesse inserire le coordinate, il Secondo urlò: “Vorta, i sensori rilevano una fenditura subspaziale in prossimità della fonte di gravitoni.”
Allora Weyoun tornò ad osservare lo spazio e fissò la sua attenzione su coordinate uno quattro zero punto zero due cinque. Ed ivi, dove prima i suoi deboli occhi non gli mostrarono niente, adesso v’era una luminescenza intensa tra le stelle: arancione ai bordi e bianca al centro.
“Identificare il fenomeno!” ordinò.
Il Secondo digitò velocemente sulla sua console, ma tutto ciò che lo schermo gli restituiva era: fenditura subspaziale.
Poco dopo, ecco che da quello spacco nello spazio, si intravide qualcosa. Weyoun ridusse gli occhi a due piccole fessure e mise a fuoco le immagini che il visore gli trasmetteva.
“Sta uscendo qualcosa!” disse parlando più tra sé e sé che al resto dell’equipaggio.

Infatti da quella fessura, stava uscendo una nave… una grande nave di forma discoidale, con migliaia di finestre illuminate da bianche luci e una specie di deflettore di navigazione, simile a quelli montati sulle astronavi di classe Sovereign della Federazione sulla parte dorsale. V’erano anche quattro incavi neri (due a destra e due a sinistra di quella specie di deflettore) dai quali uscivano delle strane luci rosse.
“La nave non è identificabile! Il suo diametro e di oltre cinquemilatrecentoventi vetrax*!” disse il Primo leggendo i dati dei sensori.
Weyoun rimase a bocca aperta per un attimo, poi disse al Terzo: “Apri un canale con quella nave!”
“Canale aperto!”
“Avete invaso lo spazio del Dominio,” disse Weyoun con tono di sfida, “preparatevi a subirne le conseguenze!” quindi fece per ordinare al resto della flotta di attaccare la nave aliena, quando dal sistema di amplificazione uscì una voce dura e cavernosa che disse: “I vostri sistemi di offesa non sono in grado di contrastare le nostre difese. Reclamiamo questo spazio in nome Regno Pak. Prostratevi dinnanzi a noi e avrete salva la vita!”
Weyoun rimase a bocca aperta, si sentiva offeso e pieno di collera. I Jem’Hadar invece fremevano d’impazienza; non aspettavano altro che l’ordine del Vorta per attaccare.
Weyoun con grande sorpresa dei suoi soldati, rise e poco dopo disse: “La vittoria è vita!” e ordinò alla flotta di attaccare la nave aliena e di spazzarla via dai cieli.

*unità di misura del Dominio: 1 vetrax = 1,064 metri terrestri.