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CAPITOLO XI

Vi era molto fermento nella sala del consiglio della Federazione, la notizia dell'attacco alla stazione spaziale Deep Space Nine, fece sì che il presidente indicesse una seduta straordinaria. V'erano quasi tutti i rappresentanti dei pianeti membri della Federazione, intenti a chiacchierare animatamente e a congetturare sul motivo di quella seduta straordinaria.
Alcuni Deltani erano convinti che si sarebbe discusso soltanto per stabilire l'ammissione di Charator V, un pianeta che chiese di entrare a far parte della Federazione meno di tre mesi prima.
Seduta invece nell'ombra, scostata dagli altri ambasciatori e membri del consiglio, v'era la nuova ambasciatrice di Vulcano, succeduta all'ambasciatore Sarek dopo la morte di questi. T'Pol, era considerata una persona molto saggia nel consiglio, è tenuta in grande stima per tutti coloro che erano cresciuti come cittadini della Federazione Unita dei Pianeti, poiché era una leggenda vivente; infatti ella era la stessa T'Pol che prestò servizio sotto il comando del capitano Jonathan Archer dell'Enterprise NX-01, una delle poche persone che può vantare l'onore di essere stata presente al trattato del 2161 e alla creazione della Federazione Unita dei Pianeti. Il suo aspetto era cambiato molto da quando prestò servizio sotto il capitano Archer; aveva i capelli grigi e molte rughe le incorniciavano il viso ma nei suoi occhi brillava ancora la stessa fiamma di determinazione che aveva quand'era giovane.

Passarono diverse ore da quando tutti gli ambasciatori dei membri del consiglio s'erano riuniti nella sala, che ecco entrare il presidente della Federazione: Hrotran Nuur di Betazed. Era questi un uomo alto con penetranti occhi neri e capelli corvini, poteva avere, secondo gli standard terrestri, non meno di cinquantadue anni.
Quando fu eletto presidente fu molto onorato di poter ricoprire quella carica e promise a se stesso di non usare mai i suoi poteri empatici e poter carpire lo stato d'animo di coloro che aveva di fronte. Ma non era necessario essere un Betaziode per poter leggere lo stato d'animo del comandante in capo della Flotta Stellare; l'ammiraglio Shertok di Andoria seguiva il presidente con passo deciso e nello stesso tempo nervoso. Il cancelliere richiamò l'attenzione del consiglio e disse: "Il Consiglio della Federazione Unita dei Pianeti è in riunione. Signori, il presidente Nuur!"
All'udire quella frase tutti gli astanti si misero in piedi in segno di rispetto verso il presidente. Tuttavia questi non appena si avvicinò al leggio trasparente, disse: "State comodi." quindi non appena tutti i membri del consiglio si misero a sedere, e dopo aver dardeggiato lo sguardo sull'intera assemblea, riprese a parlare: "Ho indetto questa seduta del consiglio, perché un grave fatto è successo nelle ultime ore. Meno di due ore fa il comando di Flotta ha ricevuto una comunicazione da Deep Space Nine, nella quale si riferiva che una nave sconosciuta ha attraversato il tunnel spaziale e attaccato la stazione. Comunque, è il caso che il comandante in capo della Flotta prende la parola adesso e spieghi per bene come stanno i fatti."
Quindi Nuur si allontanò dal leggio e andò a sedersi mentre Shertok prese il suo posto, si schiarì la gola con un colpetto di tosse e prese a parlare: "Buongiorno, onorevoli membri del consiglio! Come il presidente ha appena detto, meno di due ore fa, il comandante Thomas Fisher, facente funzioni di capitano della stazione spaziale Deep Space Nine, c’ha comunicato che un caccia Jem'Hadar aveva attraversato il tunnel spaziale e il suo capitano, il Vorta Weyoun, ha chiesto asilo e protezione alla Federazione. Stando a quanto riferito dal membro del Dominio, la Flotta di cui era comandante è stata distrutta da una singola nave che è uscita da una anomalia spaziale. Stando, sempre, a quanto detto da Weyoun, la nave era equipaggiata con armi estremamente potenti che andavano al di là della nostra attuale tecnologia. Sinceramente pensavamo a una manovra del Dominio per incutere paura tra le nostre file; nonostante ciò, il comandante Fisher ordinò l'evacuazione della stazione da parte di tutti civili. Rimasero soltanto gli ufficiali della Flotta Stellare e della milizia bajoriana. poco tempo dopo l'evacuazione ecco che una nave sconosciuta uscì dal tunnel spaziale e comunicò a DS9 che avevano intenzione di annettere quel territorio il nome del sovrano del Regno Pak."
"Ammiraglio!" esclamò l'ambasciatore Tellarite. "Sta forse dicendo che siamo di fronte alla minaccia d'invasione?"
"Potremo anche escludere la parola mia!" replicò Shertok. "Siamo già di fronte a un'invasione della Federazione. I Pak hanno attaccato DS9 con quelle armi potenti di cui aveva parlato Weyoun. Stavano per distruggerla, quando, evidentemente, accorgendosi di un sovraccarico del generatore principale (forse pensavano che ormai la stazione era spacciata) interruppero il loro attacco e si allontanarono. Fu solo grazie il sacrificio di Fisher che i 500 membri dell'equipaggio di DS9 (tra ufficiali della Flotta Stellare ai membri della milizia bajoriana) non sono morti nell'attacco."
In quel momento T'Pol si alzò in piedi e chiese parola, il presidente gliel'accordò.
"Signor presidente, onorevoli membri del consiglio, sono certa che tutti voi starete pensando in questo momento di dichiarare lo stato di emergenza, o peggio ancora di guerra. Tuttavia la mia lunga esperienza insegna che, prima di intraprendere qualsiasi azione aggressiva, è più logico prendere la via della diplomazia. Io sono pronta a parlamentare con questi alieni per riuscire a trovare un accordo pacifico ed evitare così un inutile spargimento di sangue."
"Il suo coraggio è encomiabile ambasciatrice T'Pol, tuttavia non credo che questi alieni intendono sedersi ad un tavolo e parlare per raggiungere un accordo pacifico." replicò l'ammiraglio Shertok.
"Sono pienamente d'accordo con ambasciatrice T'Pol!" interloquì l'ambasciatore di Delta. "Se esiste una remota possibilità di risolvere questa questione senza spargimento di sangue, allora è nostro dovere prenderla in considerazione."
Fu allora che Nuur si alzò dalla sedia e disse: "Manderemo un messaggio a questi alieni e, se essi saranno d'accordo ad incontrare una delegazione, manderemo l'ambasciatrice T'Pol quale rappresentante della Federazione."
"Signor presidente!" intervenne Shertok. "Gli ufficiali di Deep Space Nine, hanno tentato invano di aprire un dialogo diplomatico in quegli alieni: non hanno voluto sentire ragioni. Hanno attaccato... Hanno attaccato la stazione senza ricevere provocazione." Se fosse stato un umano, quasi sicuramente si sarebbe potuto vedere le sue guance divenire rosse per l’agitazione; il tono, con cui uscirono quelle parole dalla bocca dell'ammiraglio era molto agitato.
"Magari hanno interpretato gli scudi alzati come un atto provocatorio!" replicò T'Pol.
"Ambasciatrice," fece Shertok, "quei Pak hanno chiaramente dichiarato la loro intenzione di annettere il nostro territorio nel loro reame. E credo… anzi sono sicuro, che non si fermeranno davanti a niente pur di riportare la loro bandiera su ogni singolo pianeta della Federazione. Sono riusciti a distruggere un'intera flotta del Dominio composto da più di mille navi. Capisce? Mille contro una… "
“S’è coì, quali speranze abbiamo di riuscire a contrastare tale nemico?” replicò di nuovo T’Pol.
L’ammiraglio fece per parlare, quando in quel momento il suo comunicatore trillò e una voce femminile disse: "Signore, scusi il disturbo, ma ha detto che vuol essere aggiornato su tutto ciò che è attinente alla nave aliena."
"Ci sono novità?" e sul volto di Shertok calò una cupa ombra.
"Sissignore, abbiamo appena ricevuto una richiesta di soccorso da un convoglio natacariano! Dicono che sono sotto attacco di un enorme nave, hanno detto che i loro aggressori si sono identificati come i Pak." L'ammiraglio rimase in silenzio per un attimo, dardeggiando lo sguardo sui membri del consiglio, i quali rimasero in ascolto. Molti sentivano i loro cuore battere forte è velocemente, alcuni avevano le mani madite di sudore.
Quindi Shertok, volgendo un fugace sguardo al presidente, aggiunse: "Abbiamo delle navi nella zona da dove proviene il segnale soccorso del convoglio natacariano?"
"Sissignore!" fu la pronta risposta dell'ufficiale. "Ne abbiamo tre: la Garibaldi, la Gorkon e la Dwinthur. si stanno già muovendo per intercettare gli aggressori e prestare aiuto al convoglio. La Garibaldi è la nave più vicina; sarà a portata dei sensori a lungo raggio tra meno di trenta minuti."

Avvenne così un'attesa snervante, dove i membri del consiglio stavano discutendo animatamente tra di loro di ciò che stava per succedere. Molti temevano il peggio e, qualora la Garibaldi avesse riferito che il convoglio era stato distrutto, erano concordi nel dichiarare lo stato di emergenza. T'Pol, seduta in silenzio, sperava in cuore suo che il capitano Ferrucci riferisse che il convoglio non era stato attaccato, che si era solo trattato di un terribile errore. Ma la sua speranza venne infranta quando sullo schermo principale della sala del consiglio apparve il volto del capitano Daniele Ferrucci (un uomo di quarantadue anni con gli occhi verdi e capelli castani) profondamente turbato. Quando cominciò a parlare, la sua voce tremante faceva trasparire tutta la pena che aveva nel cuore.
"Siamo appena entrati nel raggio di sensori e stiamo scandagliando l'area con i sensori a lungo raggio. Se i nostri dati sono corretti, rileviamo soltanto dei detriti. Sto cercando di comunicare su tutte le frequenze con il convoglio natacariano, ma ogni nostro tentativo è stato vano finora."
Fu allora che nel consiglio cominciò ad aleggiare un'aria pesante densa di preoccupazioni e timori.
Nonostante ciò T'Pol si alzò dal suo seggio e s'accostò al presidente Nuur e all'ammiraglio Shertok.
"Signori," disse sommessamente, "sono disposta ad andare incontro alla nave aliena con un solo una nave consolare. Chiedo solo un equipaggio disposto a correre il rischio con me, datemi una navetta di classe Venture; esse non necessitano più di quattro persone come equipaggio."
"Ambasciatrice," disse l'ammiraglio, " non intendo rischiare la sua vita né quel di altri ufficiali della Flotta Stellare." quindi, volgendo lo sguardo verso il presidente, aggiunse: "È giunto il momento, signor presidente, di proclamare lo stato d'emergenza."
Nuur indugiò un attimo prima di prendere una decisione, quindi avvicinandosi al leggio, richiamò l'attenzione dell'intera assemblea e parlando con tono chiaro e deciso, disse: "Non c'è dubbio che l'attacco al convoglio di Natacar è un chiaro segnale che questi alieni non vogliono trattare con noi; sappiamo tutti che i convogli natacariani, sono privi di armi, quindi non rappresentano alcuna minaccia per nessuno. Sono costretto, mio malgrado, di proclamare lo stato di emergenza. Onorevoli membri, vi suggerisco di di contattare i vostri governi e di informarli dell'imminente invasione della Federazione."
Non appena ebbe finito di parlare, molti membri del consiglio si dissero favorevoli e condivisero la decisione del presidente.
T'Pol scrollò le spalle, rassegnata ormai a quella prese decisioni del presidente e dell'intero consiglio.
Nuur volgendosi verso l'ammiraglio Shertok, disse: "Faccia tutto il possibile per contrastare quella nave. Nel frattempo il consiglio chiederà ai governi Klingon, Romulani e Cardassiani il loro aiuto."
"Speriamo solo che siano disposti a darcelo."
Nuur abbassò lo sguardo e sommessamente disse: “Devo ammettere che i nostri rapporti con i Romulani, dopo la guerra, si sono alquanto freddati e i Cardassiani non so se hanno i mezzi necessari per contrastare una simile minaccia insieme a noi o vogliono rimanerne fuori. Comunque tentar non nuoce!”
“Ha ragione, signor presidente” quindi, dopo aver salutato il presidente, l'ammiraglio uscì dalla sala del consiglio, diretto verso il centro di controllo del comando di Flotta, pronto a coordinare tutte le navi per contrastare la minaccia della nave Pak e poter in tal modo salvare la Federazione da un terribile nemico.