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CAPITOLO XII

Gli ufficiali al Comando andavano avanti e indietro per le loro consolle, monitorando i vari display e sensori a lungo raggio. Ogniqualvolta si accendeva una luce, il più delle volte che stava ad indicare una nave sconosciuta che si avvicinava a una colonia della Federazione, subito scattava l'allarme. Era dai tempi dell'attacco alla terra da parte dei Breen che non si avvertiva nella Sala di Controllo del Comando della Flotta Stellare una tale tensione.
L'ammiraglio Ross entrò nella sala, molto preoccupato; si guardò intorno, osservando il frenetico lavoro degli ufficiali e subito fu avvicinato da un tenente-comandante donna.
"Signore," disse il tenente-comandante, "stiamo monitorando i settori esterni della Federazione vicino al confine cardassiano. Secondo i sensori non rileviamo nessuna nave di forma discoidale, come quella incontrata da Deep Space Nine."
"È possibile che nave abbia abbandonato lo spazio federale?"chiese l'ammiraglio.
"Non credo proprio, signore!" Rispose l'ufficiale. " Secondo DS9, il vettore di rotta della nave conduceva verso il cuore del nostro territorio. Secondo i calcoli dovrebbe avvicinarsi molto a Betazed."
“Quante navi abbiamo vicino a Betazed?” chiese Ross appoggiandosi con le mani su una consolle e osservando il grande schermo che riportava il sistema betazoide.
“Sette!” rispose la donna. “La Da Vinci, la T’Planat, la Cavour, la Loumier, la Obama, la Sh’Traret e la Trillendar.”
“Informate i loro capitani di convergere verso Betazed.”
“Sissignore!”
In quel momento nella sala entrarono Nakamura, Sisko, Kirk, Picard e Janeway e l’ammiraglio, rivolgendosi a Ross chiese un rapporto completo sulla situazione.
"Stiamo monitorando tutti confini esterni della Federazione, ma della nave Pak nessuna traccia. Le stazioni di appostamento lungo la zona cardassiana non hanno rivelato niente. Siamo un allarme giallo, molte stazioni spaziali sono state allertate e già abbiamo avuto dei falsi allarmi. Un cargo boliano che è uscito dalla curvatura, poche migliaia di chilometri da Delta Vega, ha scatenato il panico tra i minatori della miniera di dilitio.”
Allora Nakamura, rivolgendosi ai capitani, disse: " Tornate le nostre mani, riceverete degli ordini al più presto."
Quindi senza farselo ripetere due volte, Janeway, Kirk e Sisko tornarono alle rispettive navi, mentre Picard si trattenne in Sala Comando poiché voleva parlare con Nakamura.
“Ammiraglio,” disse Picard, “vorrei parlare della Squadra 28.”
“Non mi sembra il momento migliore, Jean-Luc!”
“Lo so, ma vorrei chiederle il permesso di trasferire la Squadra 28 sull’Enterprise.”
“Per quale motivo?” chiese Nakamura volgendo uno sguardo interrogativo al capitano.
“Da quanto ho sentito sono dei ragazzi in gamba e il loro caposquadra è riuscito a superare il test della Kobayashi Maru senza riprogrammare la simulazione. Credo che gente come loro possa tornarci utile in una situazione del genere.”
Nakamura, dardeggiando lo sguardo dai vari monito a Ross a Picard, si chiese se non c’era qualcos’altro sotto la richiesta del capitano dell’Enterprise. Poi, scrollando le spalle, e annuendo con la testa, disse: “Va bene, darò l’ordine di trasferimento per la 28 a bordo dell’Enterprise.”
“Grazie, signore!” disse Picard, quindi dopo aver salutato Nakamura e Ross, uscì dalla Sala Comando e andò verso il turbo ascensore, ivi ordinò al computer che lo conducesse al piano terra. Non appena le porte del turbo ascensore si riaprirono, il capitano si ritrovò nell’atrio del Comando di Flotta. Si fece strada tra i vari ufficiali che andavano da un ufficio all’altro, portando con loro dei DiPAD. Una folta fuori all’aria aperta, camminò per il lungo ponticello in pietra che separava il Presidio dal palazzo del Comando di Flotta. Una volta arrivato nel giardino dell’Accademia, si guardò intorno. Ancora v’erano i neo ufficiali che stavano festeggiando la loro laurea, intenti a scherzare tra di loro e a mangiare qualche cosa presa dal buffet allestito vicino al porticato dell’Accademia.
Vicino al monumento dedicato al capitano Jonathan Archer, stavano Jones e Crush intenti a parlare e ridere tra di loro. Allora Picard si avvicinò ai due giovani e li chiamò per nome; i due, ricomponendosi, si misero sull’attenti e salutarono Picard chiamandolo signore e accompagnando le parole da un cenno della testa. “Riposo!” fece loro Picard, poi continuò dicendo: “Ho appena parlato con l’ammiraglio Nakamura e ho richiesto che la vostra prima assegnazione sia a bordo dell’Enterprise!”
La ragazza e il ragazzo rimasero a bocca aperta e si lanciarono una fugace occhiata. Nessuno dei due si aspettava di venir assegnato alla nave ammiraglia della Flotta Stellare. Certo, aspiravano un giorno a prestar servizio sull’Enterprise e Crush, in segreto (come tutti i cadetti del resto) sperava un giorno di poterla comandare lui stesso.
Superato un attimo di incredulità, Jones sorrise e disse: “Sarà un onore per noi poter prestare servizio sulla sua nave, capitano Picard.”
Picard contraccambiò al sorriso, quindi gonfiando il petto, ordinò: “Rintracciate gli altri membri della Squadra 28 e informateli dell’assegnazione. Preparate i vostri effetti personali. Il comando di Flotta ha assegnato una missione urgente all’Enterprise. Partiremo appena ricevuti gli ordini.”
Quindi, senza farselo ripetere, Jones andò in cerca di Nog, Cursondax, Thompson e Gary.
Crush, invece, rimase un attimo con Picard e contemplò la bellezza dell’Accademia, volse gli occhi verso il Golden Gate e poi li indirizzò verso il palazzo del Comando di Flotta. Per quattro anni della sua vita, non vide altro che quei luoghi e adesso, che stava per lasciarli, in cuor suo si rattristò grandemente.

 

Una volta rintracciati gli altri membri della squadra, Jones li informarono del loro primo incarico; il Ferengi fu in trepidazione e non riuscì a reprimere un grido di gioia. Così, senza perdere altro tempo, andò di corsa al suo alloggio e cominciò a preparare i bagagli.
Thompson, mantenendo il suo sangue freddo, degno di una Vulcaniana purosangue, non fece trapelare la sua gioia, anche se la parte umana di lei avrebbe voluto urlare come fece il Ferengi.
Cursondax invece strinse i pugni ed esclamò eccitata: “Sì! Non credevo che il mio primo incarico sarebbe stato sull’Enterprise.” Quindi trottò verso il suo alloggio, canticchiando una canzone trill.
Q, sorridente, con le mani dietro la schiena, andò dalla parte opposta del campus.
“Ehi, Gary!” gli esclamò dietro Jones. “Non ti prepari per la partenza?”
Q, voltandosi verso la ragazza, con ancora il suo sorriso sulle labbra, disse: “Avevo intenzione di partire dopo la cerimonia del giuramento verso Alpha Centauri primo; per cui i miei bagagli sono già pronti. Quando avrete preparato i vostri fatemi sapere, vi aspetto vicino alla quercia ai giardini Surak.”
Quindi, alzando le spalle, Jones andò ai suoi alloggi per preparare le valige.

 

Nel frattempo Q arrivò ai giardini Surak: un grande pezzo dell’Accademia, con un piccolo laghetto artificiale dove nuotavano molti pesci di acqua dolce provenienti dalla regione cinese del pianeta. Vicino al laghetto v’era una grande quercia che, secondo le leggende, venne piantata in quel punto il giorno della firma del trattato della Federazione. Qui Q si mise a sedere per terra, con la schiena poggiata contro la corteccia dell’albero, schioccò le dita ed ecco che accanto a sé apparve una grossa borsa marrone con l’emblema della Flotta Stellare ricamato su di essa. Quindi mise le mani dietro la testa e cominciò a rilassarsi. Prendere forma umana, pensò in quel momento, aveva i suoi vantaggi.