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CAPITOLO XIII

Una volta materializzato sulla pedana del teletrasporto, Kirk s'avvicinò con un balzò alla postazione di controllo, si mise di fianco all'addetto e digitò un pulsante che attivò il sistema di comunicazione.
“Kirk a Scott!” disse.
“Qui Scott!” fu la pronta risposta dell'ingegnere capo.
“Scotty, ho bisogno di parlare con lei! Venga in plancia. Mi sto dirigendo lì!”
“Sì, capitano!”
Quindi, una volta interrotta la comunicazione con l'ingegnere, Kirk salutò con un cenno della testa l'ufficiale addetto al teletrasporto, uscì dalla sala e andò al più vicino turbascensore.
Ivi ordinò al computer che lo conducesse in plancia, e dopo mezzo minuto, ecco che le porte del turbascensore di aprirono e Kirk superò la loro soglia con passo deciso.
Spock e McCoy si girarono ad osservarlo meravigliati, quindi il Vulcaniano, alzando un sopracciglio esclamò: “Capitano!”
“Jim! Non ti aspettavamo prima di tre ore.” interloquì il medico di bordo.
“Abbiamo un piccolo problema!” replicò Kirk.
“Quanto piccolo?” fece di rimando McCoy.
“Quanto un pianeta!” esclamò Kirk quasi sommessamente, quindi andandosi ad accostare alla console del timoniere, si rivolse a Sulu e aggiunse: “Stia pronto a salpare, Chekov, voglio una diagnostica di livello quattro di tutti i sistemi di offesa e di difesa. Uhura, resti in attesa di ricevere ordini dal comando di Flotta.”
In quel momento Scott entrò in plancia e si accostò a Kirk chiedendo: “Cosa posso fare per lei capitano.”
Quindi, muovendosi verso la poltrona di comando, Kirk spiegò: “Diverse ore fa, DS9 ha incontrato una nave aliena che è riuscita a penetrare i loro scudi come se fossero burro, e stando agli ufficiali al comando della stazione, questa nave aliena è riuscita anche ad annientare un'intera flotta del Dominio senza riportare alcun danno. Vorrei che lei trovasse un modo per rinforzare i nostri scudi, poiché credo che il confronto tra noi e loro sarà inevitabile.”
In quel momento calò il silenzio in plancia e tutti volsero lo sguardo verso Kirk.
Scott, rimase a bocca aperta, in un primo momento; pensava che il suo capitano si stava solo prendendo gioco di lui. Poi, quando si accorse dello sguardo severo di Kirk, annuì con la testa e si morse le labbra. Fissando gli occhi su un punto non precisato del pavimento, e facendo mente locale, cominciò a elaborare un piano.
“Diversi anni fa, uno scienziato Ferengi sviluppò un tipo di scudo in grado di resistere alle intense radiazioni di una fotosfera stellare. Mi pare che si chiamassero scudi metafasici o una cosa del genere. So che tre anni fa la Flotta Stellare ha cominciato a migliorare le specifiche degli scudi metafasici in modo da poter essere usati nelle sonde automatizzate che studiano le protuberanze stellari.”
“Si possono applicare alla nostra griglia di scudi?” chiese il capitano.
“Indubbiamente!” esclamò Scott.
Quindi Kirk, incrociando le braccia sul petto, chiese ancora: “In teoria di quanto si potranno incrementare i nostri scudi installando queste migliorie?”
Scott sbuffò strabuzzando gli occhi e dardeggiandoli da un punto all'altro della plancia. “Direi,” disse dopo un bel po' di secondi, “che potremmo sperare di avere un incremento del dieci elevato al tre punto due volte la potenza dei nostri scudi.”
Kirk non riuscì a trattenere un fischio quando apprese della cifra. Si trattava di almeno 1580 volte la potenza degli scudi attuali della Roma. Ma il problema era: sarebbero riusciti ad assorbire tutta la potenza delle armi dei Pak? Ciò nonostante, Kirk ordinò a Scott di procedere immediatamente con le migliorie.
Quindi, mettendosi a sedere sulla sua poltrona, rimase in attesa delle istruzioni da parte del comando di flotta.

Sulla plancia della Defiant, Sisko ordinò a O’Brien che venisse aperto un canale protetto con Deep Space Nine.
Ci volle un po' di tempo per stabilire un contatto con la stazione ma alla fine O’Brien ci riuscì.
Sullo schermo principale, tra molti colpi di statica e interferenze sub spaziali, apparve il viso triste di Picker. “Capitano Sisko!” esclamò il tenente accompagnando le parole da un leggero inchino del capo.
Sisko, mettendosi seduto sulla poltrona di comando, osservò corrucciato Picker.
“Tenente,” fece il capitano, “ho saputo dal comando di Flotta che Deep Space Nine è stata attaccata da una nave sconosciuta.”
“È così signore! diverse ore fa una nave aliena ha attraversato il tunnel spaziale e ci ha attaccati.”
“Avete riportato molti danni?” interloquì O’Brien.
“Il pilone superiore è esploso dopo un sovraccarico di energia e il generatore principale è andato. Abbiamo dovuto teletrasportarlo nello spazio per impedire che il suo sovraccarico distruggesse l'intera stazione.”
“Ci sono state molte vittime?” chiese il colonnello Kira..
Fu in quel momento che la voce decisa di Picker si incrinò. Nonostante le interferenze sub spaziali che impedivano di avere un segnale video pulito, tutti sulla plancia della Defiant si accorsero che il tenente aveva uno sguardo triste e malinconico.
Dopo alcuni secondi, che parvero lunghi come minuti, Picker rispose: “Abbiamo contato sin’ora trentacinque vittime, più settantotto dispersi. I feriti sono molti, qualcuno anche abbastanza grave… abbiamo perso Fisher signore… è rimasto ucciso nell’esplosione del generatore.”
Sisko chiuse gli occhi e corrucciò ancor di più la fronte, dette una fugace occhiata a Dax, poi a Worf e infine, tornando ad osservare lo schermo visore, disse: “Condoglianze Jeasmine!”
“Grazie, signore!” rispose sommessamente Picker.
“Stiamo attendendo ordini dal Comando di Flotta,” riprese a dire Sisko, “nel frattempo cercate di rimettere insieme la baracca!”
Picker, facendo un sorriso forzato, fece un cenno di assenso con la testa. “Sissignore!”
“Defiant chiude!” e, non appena Sisko finì di parlare, il viso distorto di Picker venne sostituito dal logo della Federazione.
Qualche secondo dopo che la comunicazione con Deep Space Nine fu interrotta, Odo e Bashir entrarono in plancia e, con un sorriso sulle labbra(ignaro degli avvenimenti che avevano toccato la Federazione), il dottore disse: “Allora? S’è divertito alla cerimonia di giuramento? Oppure s’è annoiato a morte come l’ultima volta?”
Ma il sorriso sul volto del dottore svanì allorché gli sguardi arcigni di tutti si posero su di lui. “Cosa succede?” chiese Odo parlando per il dottore.
“Deep Space Nine è stata attaccata!” rispose Dax incrociando le braccia sul petto.
“Una singola nave è riuscita a penetrare le difese della stazione e vi sono state parecchie vittime.” soggiunse Sisko appoggiando la testa contro la testiera della poltrona.
“Come?” esclamò Bashir non riuscendo a credere alle sue orecchie.
“Il Dominio?” chiese Odo.
“No!” rispose Sisko. “Si tratta di una nave aliena sconosciuta. Gli aggressori si sono identificati come i Pak e hanno fatto fuori un’intera flotta del Dominio prima di uscire dal tunnel spaziale e attaccare la stazione.”
“Un’intera flotta del Dominio?” esclamò Kira agitandosi sulla sua sedia.
In quel mentre, la consolle alla quale stava lavorando Worf emise un trillo; il Klingon digitò un paio di comandi ed alla fine disse: “Signore, stiamo ricevendo una trasmissione da parte del Comando di Flotta.”
“Cosa dice?” chiese il capitano.
Il Klingon lesse le informazioni sullo schermo ed alla fine riporto: “L’Enterprise, la Roma, la Defiant e la Voyager si uniranno alla terza flotta e tenteranno di rintracciare la nave aliena. Siamo autorizzati a fare tutto ciò che possiamo per impedire che la nave Pak possa addentrarsi ancor di più nel territorio della Federazione e faccia altri danni.” Non appena Worf finì di parlare, ecco che la consolle emise un nuovo trillo.
“Signore, ci chiamano dall’Enterprise. È il capitano Picard.”
“Sullo schermo!” ordinò Sisko.
Worf sfiorò un pulsante e subito sullo schermo principale della plancia apparve il viso severo di Picard. “Ha ricevuto gli ordini dal comando?” chiese questi.
“Sì!” rispose Sisko. “Siamo pronti per partire!”
“Bene, usciamo dall’Attracco Spaziale e dirigiamoci verso coordinate tre cinque sette punto due cinque cinque.”
“Ricevuto!” fu la replica di Sisko. Una volta interrotta la comunicazione con l’Enterprise, il capitano della Defiant cominciò a dispensare i suoi ordini.
“Dax prendi posto alla postazione scientifica.”
“Sì capitano!” e alzandosi dal timone, la Trill andò a sedersi accanto a suo marito.
“Colonnello prenda il posto di Dax al timore!”
“Sissignore!” e Kira andò a sedersi al timore e cominciò a far scivolare le dita sui comandi.
Quindi, accavallando le gambe, poggiando i gomiti sui braccioli della sedia, unendo le mani e incrociando le dita, Sisko aggiunse: “Attivare tutti i sistemi, retrarre le morse di ormeggio, un quarto di potenza d’impulso!”
Così, come la Defiant, anche la Roma, l'Enterprise e la Voyager s'erano distaccate dagli attracchi.
Le porte della Base Stellare Uno vennero aperte e le quattro navi volarono fuori nello spazio, superarono l'orbita della luna e entrarono in curvatura.