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CAPITOLO 1

Crush stava disfacendo i suoi bagagli, mettendo i suoi effetti personali nei cassetti sotto la grande specchiera posta di fronte il letto. Quando era all’Accademia non si sarebbe mai sognato che un giorno avrebbe prestato servizio sull’Enterprise e avuto un alloggio così grande. Si chiese per un attimo se stesse solo sognando; non era così!
Quello che gli stava succedendo era vero! Osservando le stelle in curvatura e la Defiant, si avvicinò alla finestra e si disse che l’avventura per lui era appena cominciata.
Tornò quindi a sistemare gli abiti nei cassetti, quando il suo comunicatore si attivò.
“Dottor Crusher a guardiamarina Cush!”
Il ragazzo attivò il suo comunicatore con un leggero tocco dei polpastrelli.
“Qui Crush!”
“Per favore venga in infermeria!” continuò la voce della dottoressa. “Deve sottoporsi agli esami medici di routine!”
“Arrivo!” rispose tosto Crush lasciando gli abiti sul letto. Si sistemò la casacca dell’uniforme e uscì dal suo alloggio. Mentre girava per il lungo corridoio del ponte otto, vide molti ufficiali di gran parte dei mondi della Federazione.
Avvicinandosi alle porte del più vicino turbascensore, richiamò la cabina sfiorando il pannello di controllo.
Quindi attese un paio di secondi ed, non appena le porte si aprirono, il viso sorridente di Jones gli infuse una gioia incommensurabile; era sempre un piacere per lui ammirare il suo bel volto.
“Non riesco a crederci!” fece la ragazza non appena Crush entrò dentro la cabina e le porte si chiusero.
“Ponte sedici!” ordinò il guardiamarina al computer; quindi, volgendo la sua attenzione a Jones, soggiunse: “Cosa non riesci a crederci?”
“Di essere a bordo di questa nave!”
Crush rise di gusto. “Beh, amore, credici!”
Non appena le porte del turbascensore si aprirono i due ragazzi uscirono sul ponte sedici e si incamminarono lungo il corridoio sino ad arrivare in infermeria.
Ivi, vicino al lettino operatorio, la dottoressa Crusher stava esaminando con un generatore di raggi Bertod, Nog che, ogni qual volta il raggio di particelle saliva e scendeva lungo il suo corpo, chiedeva: “E’ sicura dottoressa che non è letale?”
“L’intensità delle radiazioni è bassissima, stia tranquillo!” disse Crusher sorridendo e digitando alcuni comandi sul suo tricorder in modo da trasferire tutte le informazioni raccolte con il generatore Bertod al computer principale. Quindi, spense il sensore e soggiunse: “Può rimettersi l’uniforme!”
“Dottoressa Crusher!” fece nel frattempo Crush parandosi dinnanzi all’ufficiale medico capo.
“Sì?” fece questi.
“Guardiamarina Luke Crush! A rapporto per la visita medica di routine!”
“Bene!” fece la dottoressa. Quindi resettò il suo tricorder per una nuova rilevazione. Si avvicinò al generatore Bertod e disse: “Si metta a torso nudo dinnanzi al rilevatore!”
Così, senza replicare, Crush si tolse di dosso la casacca, quindi il lupetto rosso e infine la canottiera. Si posizionò dinnanzi al rilevatore e stette sull’attenti mentre il raggio andava su e giù lungo il suo corpo.

Nel frattempo che la dottoressa Crusher stava esaminando i membri della Squadra 28, sulla plancia dell’Enterprise c’era molto fermento.
“Signore!” esclamò il comandante Data. “Stiamo ricevendo una comunicazione della nave stellare Gandhi! Il capitano Tomalova sul canale tre!”
“Tomalova?” fece Riker. “Non è l’ufficiale comandante della Saratoga?”
“Infatti è così, signore!” rispose Data.
Picard si alzò dalla sua poltrona e si avvicinò al visore principale, fece per comandare di mettere la comunicazione sullo schermo, quando un lampo di luce attirò l’attenzione di tutti in plancia.
“Bonjour, Mon Capitan!”
Riker e Troi si misero subito in piedi, mentre Picard, rimanendo a bocca aperta, si voltò e fissò negli occhi Q.
Alla fine, avvicinandosi di qualche passo all’entità, il capitano fece: “Q! Ci sei tu dietro a tutto ciò che sta accadendo?”
“Jean-Luc!” esclamò accigliandosi Q e mettendosi una mano sul cuore. “Mi ferisci! Pensi sempre che sia un portatore di guai!”
“In effetti è quello che pensiamo!” replicò Riker.
“Non questa volta!” rincalzò Q. “Stavolta è colpa vostra se i Pak si sono interessati alla Federazione.”
“Colpa nostra?” chiese Troi.
“Esatto!” rispose semplicemente Q.
“Chi sono questi Pak?” chiese Riker incrociando le mani sul petto.
“Sono degli esseri molto particolari.” rispose Q. “Secondo loro ogni razza esistente nell’universo esiste solo per servirli. Il loro regno si estende tra i quadranti Alpha e Gamma e la loro tecnologia è di gran lunga superiore alla vostra.”
“Quando superiore?” chiese Data.
“Abbastanza da poter distruggere un’intera flotta del Dominio composta da più di mille astronavi senza subire danni!” rispose Q con un sorriso sulle labbra.
“Questo lo sappiamo già!” replicò Riker.
“Quello che non sapete e che non avete possibilità di sconfiggerli con le vostro armi!”
In plancia calò il silenzio e per un attimo il terrore ghermì i cuori di tutti. Poi, Picard, parandosi dinnanzi a Q e fissandolo con guardo arcigno, disse: “Stai mentendo!”
Q sorrise e scuotendo la testa replicò: “No questa volta! Ma comunque, per dimostrarti che ti sono amico, cerca di pensare a questo: il tempo vi è amico” quindi scomparve e tutti si guardarono l’uno con l’altra.
Il tempo vi è amico. Cosa intendeva dire Q con quella frase?
Non riuscendo a trovare una risposta a quella domanda, alla fine, voltandosi verso lo schermo principale, Picard ordinò a Data di riprodurre il messaggio della Gandhi.
Sullo schermo apparve il viso preoccupato del capitano Tomalova.
“Sono il capitano Silvia Tomalova della U.S.S. Saratoga. Al comando della Flotta Stellare. I Pak hanno distrutto gran parte della nostra flotta, la mia nave è stata distrutta e l’abbiamo dovuta abbandonare con le capsule di salvataggio. Molte di queste sono state distrutte dai Pak. Adesso mi trovo a bordo della Gandhi e stiamo cercando di recuperare i sopravvissuti della battaglia…” una voce maschile fuori campo, in quel momento, esclamò: “Capitano stanno tornando!”
“Flotta Stellare, i Pak stanno cerando di intercettarci!”
“Stanno agganciando le loro armi su di noi!” esclamò di nuovo la voce.
Sullo schermo si vide un’intensa luce bianca, e poi la comunicazione si interruppe. Al posto del viso del capitano Tomalova, adesso v’erano solo delle strisce grigie e nere che si alternavano in modo frenetico.
“Rapporto!” chiese Picard rivolgendosi a Data.
Questi, richiamando i sensori a lungo raggio, fece una scansione del settore. Poi, alzando lo sguardo verso Picard, scosse la testa e disse: “La Gandhi è stata distrutta!”
In quel momento, ripensando alle parole di Q e a quelle che Tomalova disse prima che la comunicazione venisse interrotta, gli ufficiali in plancia ebbero paura e si chiesero se la Flotta Stellare sarebbe stata in grado di opporsi a quel nuovo nemico.