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CAPITOLO XVI

Scossi per ciò che era successo, sulla plancia dell'Enterprise calò in profondo silenzio, interrotto solo dal vibrante rumore dei motori che facevano tremare il pavimento.
Picard, avvicinandosi allo schermo visore, osservò le stelle in curvatura. Si chiese se stesse forse guidando la sua nave e il suo equipaggio ad una disfatta? Era giunta alla fine l'epilogo della Federazione Unita dei Pianeti e della Flotta Stellare? Erano questi i pensieri che attanagliavano il capitano. Una parte di lui si sentì impotente e impaurito come un bambino pronto a rifugiarsi sotto il letto per scappare dal pericolo; l'altra parte, invece, non voleva accettare la fine di tutto. Doveva esserci una soluzione per contrastare la minaccia dei Pak!
Voltandosi indietro, pose lo sguardo su Tasha Yar che era piegata in avanti sulla sua consolle, poi dardeggiò lo sguardo da Riker a Troi a Data, quindi, avvicinandosi alla parte posteriore della plancia, disse: “Riunione in Sala Osservazioni!”
Data, si alzò dalla sua postazione e un guardiamarina originario di denobula prese il suo posto, Yar, Riker e Troi vennero dietro all'Androide il quale seguì il capitano sino alla Sala Osservazioni.
Ivi, le grandi finestre, mostravano le stelle sfrecciare in un turbinio multicolore e le enormi gondole di curvatura che riverberavano con le loro luce azzurra e rossa..
Picard si avvicinò al pannello di controllo posto vicino alla sedia ove sovente prendeva posto. Attivò l'interfono e disse: “Dottor Crusher, comandante La Forge, a rapporto in Sala Osservazioni!” poi, voltandosi verso Data, aggiunse: “Attivi un canale di comunicazione con il resto della flotta!”
“Sissignore!” fu la risposta dell'Androide.
Questi si avvicinò alla teca contenente i modellini delle precedenti navi chiamate Enterprise, digitò una serie di comandi sul pannello alla parte destra della teca ed ecco che essa scivolò verso sinistra, mostrando un grande monitor e una consolle. Data prese a digitare nuovi comandi su quest'ultima consolle ed ecco che sullo schermo apparve il logo della Federazione Unita dei Pianeti.
Pochi secondi dopo, ecco che apparve il capitano Sisko, comodamente seduto sulla sua poltrona di comando con le mani giunte e le gita incrociate. Occupava un terzo dello schermo e, a parte la sua persona, il resto della plancia della Defiant non venne mostrato.
Nel frattempo Crusher e La Forge entrarono in sala riunioni e si accomodarono alle loro poltrone. In quel momento, ecco che gli altri due terzi dello schermo vennero occupati rispettivamente dall'immagine della sala riunioni della Roma e della Voyager.
Kirk, seduto sulla sua poltrona, aveva lo sguardo duro e restò in attesa di sentire cosa Picard aveva da dire.
“Signori!” fece questi sedendosi sulla sua sedia. “Immagino che avete sentito ciò che il capitano Tomalova ha detto riguardo alla nostra flotta!”
“Sì!” esclamò Janeway. “E' ciò ci turba. Secondo il mio ufficiale tattico, non abbiamo modo di contrastare una nave con una simile potenza difensiva!”
“Dobbiamo cercare un modo per penetrare i loro scudi in qualche modo!” esclamò Kirk.
“Suggerimenti?” chiese Picard spostando lo sguardo dal monitor ai suoi ufficiali.
“Qualche tempo fa,” esclamò Sisko, “la Flotta Stellare stava sperimentando l'occultamento sfasato. Non si può adattare tale sistema ai siluri fotonici?”
Riker ebbe un tuffo al cuore, poiché in quel momento ricordò ciò che era accaduto sulla Pegasus. Si voltò verso lo schermo e, tentando di camuffare il fiume di malinconia che prese possesso del suo essere, disse: “Il dispositivo di occultamento sfasato è grande più o meno quanto un contenitore per il trasporto di materiale biologico contaminato. Troppo ingombrante per poter essere installato sui siluri fotonici senza dover togliere i componenti esplosivi.”
“Per non parlare che c'è il problema di dover disattivare l'occultamento sfasato subito dopo che i siluri penetrino attraverso gli scudi.” intervenne Spock.
“Un timer per disattivare l'occultamento?” chiese Worf senza che però venisse inquadrato dalla telecamera.
Picard sorrise non appena sentì la voce del Klingon, da un lato rimpiangeva il fatto che egli avesse accettato di prestare servizio sotto il comando di Sisko; avrebbe, egoisticamente parlando, voluto che Worf fosse a bordo dell'Entreprise.
“Il problema è che regolare il timer per ogni colpo può essere assai arduo!” interloquì Tuvok. “Bisognerebbe calcolare la velocità e la distanza di tiro in modo tale da inserire il conto alla rovescia per disattivare il dispositivo una volta penetrati gli scudi. Ma ci sono troppe variabili da dover tenere in considerazione.” “Utilizzare un sensore che rilevi quando i siluri sono oltre gli scudi nemici?” chiese Odo stando in piedi e tenendo le mani dietro la schiena osservando lo schermo ove era la sala riunioni dell'Enterprise.
“Un simile sistema sensoriale sarebbe troppo ingombrante da installare nei siluri.” interloquì Scott. “Aumentare la potenza della testata?” chiese Kirk.
Picard si voltò verso il suo capo ingegnere che disse: “Si può portare la potenza dei siluri quantici sino a cinquanta isotoni, ma non credo che possa bastare.”
“Quella nave è riuscita a resistere all'azione di un'intera flotta!” disse Yar.
“E,” fece Data, “ipotizzando che le navi hanno colpito l'astronave aliena con i loro siluri fotonici, l'azione combinata di almeno mille di essi, produce una potenza di cinquantasette mila novecento cinquantadue isotoni.”
“Quella nave non ha riportato alcun danno!” esclamò Paris dardeggiando lo sguardo dal monitor a Torres.
Quest'ultima, osservando con le braccia incrociate suo marito, stava ponderando una soluzione per rendere più potenti le armi della nave, in modo da poter penetrare gli scudi alieni; ma ogni singola idea non era attuabile e non riusciva a trovare una soluzione. Si scosse dal suo stato d'animo ed osservò le stelle in curvatura fuori dalla finestra. Chiuse gli occhi e in quel momenti sentì di avere molta paura, più di quando la Voyager si trovava nel quadrante Delta e ogni giorno era una situazione nuova.
“Per quanto riguarda i sistemi di difesa,” esclamò Kirk, “il signor Scott sta implementando gli scudi con il programma di schermatura metafasica del dottor Reyga.”
“Si!” esclamò La Forge schioccando le dita. “La schermatura metafasica potrebbe proteggerci da eventuali attacchi!”
“Una schermatura metafasica,” esclamò O'Brien girandosi a guardare lo schermo visore della Defiant, “potrebbe sovraccaricare la griglia degli scudi.”
Scott annuì, quindi, con fare orgoglioso, esclamò: “Ho già risolto il problema. Si può incanalare l'energia in eccesso attraverso il disco del deflettore e scaricarla nello spazio. Anzi avevo pensato pure che potrebbe essere usata come arma supplementare.”
“L'idea non è male!” disse Torres ascoltando le parole dell'ingegnere capo della Roma. “Potrebbe funzionare!”
“In tal caso guadagneremmo solo tempo!” precisò Yar pensando che non sarebbe stato sufficiante potenziare gli scudi. “Dovremmo trovare anche un modo per distruggere quella nave!”
“Come ultima risorsa!” precisò Picard.
Calò un profondo silenziò in sala osservazioni e dal monitor gli altri ufficiali della flotta lo stavano osservando molto perplessi. Worf, udendo le ultime parole del suo vecchio capitano, avrebbe voluto replicare, ma non era più l'ufficiale tattico dell'Enterprise, per cui si trattenne dal dire la sua, stringendo la mascella, osservò Jadzia che, con sguardo corrucciato, lanciò un fugace sguardo a Sisko che sembrava non essersi scomposto.
Kira ed Odo, invece, presero a parlottare tra di loro, mentre Bashir e O'Brien osservarono il loro capitano, convinti che questi avrebbe replicato qualcosa.
Ma l'impulsività di Sisko stavolta non si fece a sentire.
Questi, rammentando dell'ultima disastrosa guerra contro il Dominio, decise di seguire i consigli di Picard. Si sarebbe comportato come un ufficiale della Flotta Stellare, no come un soldato pronto per la battaglia.
Così, annuendo con la testa, esclamò: “Sono d'accordo!” e queste sue parole lasciarono sgomenti i suoi sottoposti.
Worf digrignò i denti e scrollò le spalle.
“Comunque sia,” interloquì Janeway, “rimane sempre il problema. Se avremo successo a stabilire dei contatti diplomatici con questi Pak (anche se la vedo dura), le armi non serviranno, ma se eventualmente ci attaccheranno, dovremmo essere preparati!”
“Concordo!” esclamò Picard. “Nessuno ha qualche soluzione al problema?”
Nessuno parlò. Nessuno sembrava, in quel momento, avere una soluzione al problema. I quattro capitani volsero lo sguardo ai loro capi ingegneri, ma questi non ebbero alcuna idea.
Così, sospirando, Picard, si alzò in piedi, si sistemò la casacca dell'uniforme e si avvicinò al monitor. “Se qualcuno ha qualche idea la comunichi al resto della flotta. Nel frattempo concentriamoci a migliorare gli scudi.” disse.
I tre capitani sullo schermo visore annuirono con la testa. Quindi uno ad uno disattivarono la comunicazione. Picard si voltò e osservò negli occhi La Forge. “Geordie, cominci pure le modifiche al sistema della griglia degli scudi.”
“Sissignore!” rispose l'ingegnere e, subito si alzò in piedi e andò fuori dalla Sala Osservazioni.
Nel mentre le porte si chiudevano alle spalle di La Forge, Picard, rivolgendosi a Data, chiese: “Signor Data, voglio che lei elabori un modo per penetrare gli scudi dei Pak. Elabori eventualmente il piano del dispositivo di occultamento sfasato. Veda se riesce a eliminare la varianti di cui parlava il signor Tuvok.”
“Sissignore!” fu la risposta dell'Androide che si mise in piedi e si recò in plancia.

In quel momento, sulla Roma, Kirk osservò negli occhi i suoi ufficiali e, rivolgendosi a Chekov gli chiese: “Pavel vorrei che iniziasse delle simulazioni di combattimento. Una per ciascun turno. Voglio che l'equipaggio sia preparato.” poi, rivolgendosi a Uhura, fece: “Comandante, mantenga un canale aperto con il comando di Flotta, ogni nostro progresso voglio che sia comunicato.”
“Si, capitano!” rispose l'addetto alle comunicazioni.
“Signor Sulu,” riprese a dire Kirk, “tra quanto tempo arriveremo a destinazione?”
“A velocità attuale, in circa sette ore!”
Kirk annuì con la testa, quindi, facendo un sorriso forzato, nel vano tentativo di infondere un po' di coraggio nei suoi ufficiali che, visibilmente, avevano paura, fece: “Potete andare!”
Tutti uscirono dalla Sala Riunioni tranne Kirk e McCoy. L'ufficiale medico, con lo sguardo corrucciato, osservò il suo capitano che si strofinava gli occhi con fare stanco.
“Sei stanco Jim!” esclamò McCoy. “Perché non vai a riposare un po'?”
Kirk scosse la testa. “No!” quindi mise a fuoco le immagini che vedeva di fronte a sé e aggiunse: “Non posso permettermi di riposare in un momento come questo!”
“Jim,” fece con più forza McCoy, “l'equipaggio non può essere guidato da un capitano stanco che a stento riesce a tenere gli occhi aperti! Conta su di te per tirarli fuori da una brutta situazione.” quindi, riducendo la voce ad un flebile sussurro, aggiunse: “Riusciresti nel tuo compito nelle condizioni in cui ti trovi?”
Kirk dovette ammettere che McCoy aveva ragione, era molto stanco e non poteva di certo combattere con il sonno e nello stesso tempo dare ordini al suo equipaggio durante una battaglia.
Così, sorridendo amaramente e annuendo con la testa, si alzò in piedi e, avviandosi verso la porta, disse: “Hai ragione Bones. Vado a riposare un po'!”
Ma, prima ancora che riuscisse a mettere piede oltre la soglia della Sala Riunioni, McCoy gli chiese: “Jim! Un'ultima cosa... quante possibilità avremo di uscire sani e salvi da questa situazione?”
Kirk abbassò lo sguardo e si guardò la punta delle scarpe, quindi, osservando i due quadri che ritraevano rispettivamente un Colosseo in epoca romana e quello di un'astronave di classe Excelsior (la U.S.S. Roma NCC-2013) alla fine disse: “Ben poche Bones!”
McCoy increspò le labbra e inarcò un sopracciglio. Mise le mani dietro la schiena e, fissando gli occhi su un punto imprecisato della Sala, esclamò più a sé stesso che a Kirk. “Quindi sarà meglio che prepari l'infermeria!”
“Temo proprio di sì!” rispose il capitano con uno sguardo che faceva trasparire tutta la sua preoccupazione.