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CAPITOLO XVII

La SS. Vespucci CC-1493 era una nave stellare civile di Classe Oberth. Benché un tempo progettate dalla Flotte Stellare come navi di esplorazione a lungo raggio, da quando era entrata in servizio la classe Nova le astronavi di tipo Oberth erano state cedute nella maggior parte dei casi a privati cittadini o mercanti stellari.
In quest'ultimo caso rientra la Vespucci, acquisita dal capitano Luisa Spillo, originaria della colonia di Nova Italia, essa era una donna molto avvenente, con capelli castano chiaro che tendevano al biondo e occhi color nocciola.
Durante la crisi dei Maquis, il capitano Spillo contrabbandò armi per i coloni della Zona Smilitarizzata ma, quando fu arrestata dagli ufficiali della Flotta Stellare e si vide revocare il permesso di commercio, dopo aver scontato la sua pena si dedicò al traffico legale sulla rotta Bajor – Colunias.
Nonostante la pericolosità rappresentata dalle navi Cardassiane e Jem'Hadar che spesso si potevano incrociare su quella rotta durante la Guerra del Dominio, la Vespucci continuò imperterrita a prestare servizio di trasporto merci.
Poche volte fu assalita da navi cardassiane di classe Hikor, ma ogni volta Spillo riusciva a seminare i suoi assalitori, grazie anche ai motori di curvatura potenziati.
Durante uno di questi inseguimenti, portando la nave nella nebulosa di Cockraine (sita a metà strada tra Bajor e Colunias), Spillo trasse in salvo da una capsula di salvataggio, alla deriva nello spazio, un ufficiale della Flotta Stellare. Questi era Jerry Tomps guardiamarina appena laureato all'accademia della Flotta ed imbarcato sulla U.S.S. Soyuz NCC-65844.
Portato a bordo della Vespucci, Tomps dette le sue dimissioni dalla Flotta Stellare; era troppo scioccato da ciò che aveva visto e l'orrore della guerra l'aveva messo a dura prova.
Spillo gli propose quindi di restare a bordo della Vespucci e di diventare il suo primo ufficiale.
Dopo averci riflettuto su parecchio, chiedendosi se veramente lo spazio facesse per lui o meno, Tomps accettò di restare a bordo della Vespucci.
Nei mesi successivi al suo insediamento come primo ufficiale, Spillo e Tomps lavorarono a stretto contatto e, in quel frangente, cominciò a svilupparsi un certo interesse reciproco.
Nonostante la reticenza di Spillo di intrattenere una relazione con un suo sottoposto, alla fine cedette e, dopo tre anni di fidanzamento, ecco che si sposarono su Casparia I.

Erano passati quasi due anni dalle loro nozze e di lì a poco avrebbero presto festeggiato il loro secondo anniversario. Avevano in programma di andare su Rise per concedersi un po' di relax, lontani da ogni problema lavorativo, ma, prima di poter godere una meritata vacanza, dovevano completare una piccola consegna.
“Siamo appena entrati nel sistema di Fangorn!” esclamò il timoniere.
“Passare a potenza d'impulso!” ordinò Tomps. “Portaci in orbita intorno a Fangor I.”
“Sissignore!”
In quel mentre le porte del turbascensore della plancia si aprirono. Spillo si avvicinò alla sua poltrona di comando e vi si sedette. Quindi fissò gli occhi sullo schermo visore e su un piccolo puntino azzurro che pian piano diventava sempre più grosso.
“Tracce della nave di Daimon Thorgon?” chiese il capitano.
“Nessuna!” esclamò l'ufficiale alla postazione tattica. Poi, dopo aver digitato un paio di comandi sul suo pannello, aggiunse: “Capitano, i sensori rilevano un vascello vicino alla luna del pianeta!”
“Sullo schermo!”
All'ordine del capitano, sullo schermo principale apparve un Marauder Ferengi che ruotava su sé stesso. Sullo scafo esterno v'erano molte bruciature, forse Phaser o Disgregatori.
“Allarme rosso!” urlò Spillo balzando in piedi. “Contatti i Ferengi!”
L'ufficiale addetto alle comunicazioni tentò di stabilire un canale col Marauder, ma senza successo. “Non abbiamo nessuna risposta!” fece.
“Capitano!” esclamò l'addetto alla postazione scientifica. “I sensori non rilevano nessuna forma di vita a bordo della nave ferengi!”
Si tenne un momento di silenzio in plancia, interrotto subito dopo da un allarme di prossimità.
Tutti si voltarono verso l'addetto alla postazione tattica. Questi, richiamando il pannello dei sensori, esclamò: “Un'enorme nave si sta avvicinando a noi. Rotta uno quattro cinque punto zero sei due.”
“Che tipo di nave è?” chiese Tomps.
“Non saprei! Non abbiamo niente del genere nel nostro database.” rispose l'ufficiale.
“Sullo schermo!” ordinò Spillo.
L'immagine del Marauder venne sostituita da quella di un'enorme nave a forma di disco, dalla colorazione marrone metallico che si stava facendo incontro a tutta potenza d'impulso verso la Vespucci.
“Aprire un canale!” fece Spillo sedendosi sulla sua poltrona.
“Canale aperto!” confermò l'addetto alle comunicazioni.
“Qui è il capitano Luisa Spillo della nave Vespucci!”
Si tenne qualche secondo di silenzio, poi, il capitano, voltandosi verso l'ufficiale delle comunicazioni, con lo sguardo chiese se v'era una risposta. Questi, scosse semplicemente la testa.
Allora Spillo ordinò: “Usciamo dal sistema! Attivare curvatura!”
La nave si mosse e fece per balzare in curvatura, quando l'astronave aliena attivò le sue armi e la colpì ad una delle gondole motori.
Sulla plancia vi fu un tremito e alcune consolle esplosero. Quindi si attivarono vari allarmi. Il timoniere, recuperando la sua postazione, digitò alcuni comandi e poi osservò lo schermò visore.
“Capitano, stiamo precipitando sul pianeta!”
Spillo, aiutata da Tomps a rimettersi in piedi, osservò con orrore il pianeta che pian piano prese ad occupare l'intero schermo visore.
Lo scafo esternò prese a surriscaldarsi e nuove esplosioni si ebbero in plancia; un addetto alla postazione ingegneria fu scagliato a terra, con gravi ustioni sul viso. Si contorceva il poveretto, prendendosi il volto tra le mani mentre un suo compagno si piegò sopra di lui e tentò di aiutarlo a rimettersi a sedere.
La Vespucci fendette le nubi del pianeta ad una velocità sorprendente e poco dopo, ecco che la neve sui picchi di una lunga catena montuosa scintillò sullo schermo, baciata dalla luce del sole di Fangorn; ai pendii delle montagne v'era un immenso bosco di alberi che bordavano un lago, grande per estensione come il Mar Nero sulla Terra.
Avvicinandosi alla postazione del timoniere, Tomps si rese conto che la velocità di rientro della nave era troppo elevata e l'angolo del vettore di rotta la stava portando dritta dritta sulla terza montagna più alta della catena montuosa.
La Vespucci si sarebbe di sicuro schiantata e il suo equipaggio sarebbe morto se non si fosse fatto qualcosa alla svelta.
Così Tomps, costringendo il timoniere a lasciargli la postazione, ebbe un'idea. Richiamò i sistemi che controllavano i reattori di manovra e si accorse che erano ancora in linea. Digitò delle nuove coordinate e la nave beccheggiò verso l'alto di alcuni gradi.
“Cosa stai facendo?” chiese Spillo avvicinandosi a suo marito e osservando le montagne con il cuore che gli batteva forte nel petto.
Tomps non rispose, né udì la voce di sua moglie; tanto era concentrato nel suo compito disperato.
Pilotò manualmente la nave ed ecco che il ventre della Vespucci sfiorò di pochi centimetri la vetta della montagna, sollevando molta neve.
Riducendo l'angolo di discesa Tomps si stava dirigendo verso il lago.
Tutto successe in pochissimi minuti, che però all'equipaggio della Vespucci parvero interminabili come lunghe ore.
Il ventre della nave cozzò contro l'acqua sollevando una grande onda che andò a infrangersi con violenza contro le coste ghiaiose e i primi alberi che erano lì intorno.
Il ponte vibrò e alcuni pannelli esplosero; la nave cominciò a rallentare la sua frenetica corsa, sprigionando vapori nell'aria non appena gli strati caldi dello scafo entravano in contatto con l'acqua. Alla fine fermandosi definitivamente, si piegò verso dritta e si adagiò al fondo del lago.

Storditi per ciò che era successo, l'equipaggio di plancia cercò di mettersi in piedi e di bilanciarsi per non cadere. Spillo, non riuscendo a credere ai suoi occhi che gli mostravano sullo schermo un'immensa distesa d'acqua che si perdeva all'orizzonte, pensò per un attimo di star sognando.
Si avvicinò a suo marito che, scuotendo la testa cercava di riprendere i sensi. Gli accarezzò il viso e gli disse: “Sei stato fantastico!” quindi lo baciò davanti a tutti gli altri ufficiali.
Così la Vespucci si salvò dall'attacco della nave Pak, ma, timorosi che gli alieni fossero ancora in orbita, i membri dell'equipaggio decisero di non mandare alcun segnale di soccorso. Avrebbero rimesso in linea i sistemi principali da soli e, solo dopo ventiquattro ore, avrebbero mandato un S.O.S. subspaziale per chiedere aiuto.