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CAPITOLO XVIII

Mentre la Vespucci precipitava verso il pianeta, la U.S.S. Lincoln NCC-76802, insieme ad altre settantadue astronavi della Flotta Stellare uscirono dalla curvatura vicino all'orbita di Fangorn I.
Il capitano Maxuel Simpson, un uomo dalla corporatura snella, con le labbra sottili, gli occhi color marrone scuro e i capelli screziati di grigio, si alzò lentamente dalla sua poltrona di comando non appena vide l'enorme nave Pak in orbita intorno al pianeta.
Dopo aver indugiato un attimo, Simpson si portò alla postazione tattica alle spalle della poltrona di comando, premette un comando ed attivò un canale con il resto della Flotta.
“A tutte le unità!” esclamò il capitano piegandosi in avanti e poggiando le mani sull'arco di legno curvo della postazione tattica. “Qui è il capitano Maxuel Simpson della Lincoln, deviate tutta l'energia dai sistemi secondari agli scudi. Ala Defiant e Miranda procedete verso coordinate uno quattro otto punto due sette due, distanza quattromila chilometri. Ala Akira e Nebula procedete verso coordinate uno otto quattro punto due due sette, distanza tremila chilometri.”
La Flotta prese posizione, mentre la nave Pak girava su sé stessa per fronteggiare i suoi nemici.
Quando le navi raggiunsero le coordinate stabilite dal comandante di flotta, questi ordinò al suo timoniere (nonché primo ufficiale) Rix, un maschio Boliano, di avvicinarsi alla nave aliena di duemila e novecento chilometri.
“Sissignore!” rispose il Boliano digitando alcuni comandi sulla sua consolle.
La Lincoln si mosse, superando il resto della flotta e mettendosi alla sua testa.
Simpson tornò a sedersi sulla sua poltrona, poi, con lo sguardo fisso sullo schermo visivo, ordinò all'ufficiale tattico, Stephany Rossi, di attivare tutte le armi al massimo della potenza.
“Sissignore!” rispose il tenente mentre digitava i comandi. “Armi al massimo della potenza. Siluri pronti alla massima dispersione. Rendimento Phaser al centoventidue per cento!”
Un allarme prese a trillare dalla postazione tattica.
“Signore!” esclamò Rossi. “Rilevo una massiccia carica di tetrioni sul loro disco del deflettore (o almeno quello che sembra). La carica sta crescendo esponenzialmente.”
“Pronti a cambiare rotta!” urlò Simpson balzando in piedi.
“Stanno facendo fuoco!” urlò a sua volta Rossi.
Dal disco del deflettore della nave Pak scaturì un fascio tetrionico che, con velocità ridotta rispetto a quella dei Phaser della Flotta Stellare, solcò lo spazio.
Le navi ruppero la formazione e tentarono di schivare il colpo.
Molte di esse uscirono illese, ma tre navi di Nebula, troppo lente, furono investite dal fascio e vennero distrutte.
“Signore!” urlò Rossi con agitazione. “La Korby, la Cairo e la Deigra sono state distrutte!”
“Fuoco con tutte le armi, tenente!” ordinò Simpson con forza.
La Lincoln sparò, imitata da tutte le astronavi della flotta.
Siluri fotonici e raggi Phaser cozzarono contro gli scudi nemici, senza però che questi avessero una benché minima fluttuazione o la loro energia venisse meno.
Dal deflettore della nave aliena un altro fascio tetrionico venne scagliato verso la flotta della Federazione.
Nessuna nave venne colpita!
La flotta riprese la sua formazione si avvicinò a tutta potenza d'impulso verso la nave aliena bersagliandola, poi virando velocemente e allontanandosi per andare a nascondersi dietro la luna di Fangorn I.
Cambiando la loro strategia, gli alieni attivarono i loro disgregatori; uno sciame di impulsi di particelle color verde veleno saettò intorno alla nave Pak. Erano come migliaia e migliaia di insetti, ed essi colpirono molte navi della Flotta, danneggiando gravemente i loro scudi.
La Lincoln su bersagliata più di tutti e i suoi scudi furono notevolmente ridotti. Scaturirono molte esplosioni sulla plancia e molti furono gli ufficiali che vennero investiti da sbuffi di plasma rovente. “Emergenza medica in plancia!” urlò Simpson prendendo il posto di Rix che giaceva a terra in un lago di sangue blu. “Signore,” esclamò Rossi mentre si scostava una ciocca di capelli per avere la visuale libera e digitando alcuni comandi sulla sua postazione, “gli scudi sono scesi al dieci per cento. Un altro colpo...” ma non ebbe il tempo di finire la frase che ciò che temeva accadde.
Un colpo diretto di disgregatore colpì la parte ventrale della nave e gli scudi caddero. La nave era priva di difesa!
Simpson guardò con orrore lo schermo visore, pensò che oramai la fine era arrivata. In quel mentre rimpianse di aver accettato di tornare in servizio dopo il congedo.
Chiuse gli occhi e cominciò a pregare.
“Signore,” esclamò Rossi, “non sparano più!” Simpson aprì gli occhi ed osservò le immagini sullo schermo. Le navi della Federazione stavano bombardando la nave aliena con le loro armi, ma questa sembrava come se fosse stata congelata nello spazio.
Senza perdere altro tempo, richiamò i sistemi di curvatura e tracciò una rotta che portasse la nave nel cuore della Federazione. Digitò il comando di attivazione ma in quel momento i condotti del plasma esplosero; l'energia della nave ebbe un calo e molti sistemi vitali vennero disattivati.
Le luci in plancia si spensero e quelle di emergenza erano intermittenti.
“Maledizione!” esclamò sommessamente il capitano dopo aver mollato un pugno sulla consolle per scaricare la frustrazione.
Si alzò in piedi e fece per accostarsi a Rossi, quando una luce color azzurro-verde illuminò per un attimo la plancia: era un raggio teletrasporto.
Simpson e Rossi afferrarono i loro Phaser e li puntarono contro i due raggi; ma indugiarono un attimo quando l'effetto si dissipò e si materializzarono vicino allo schermo due esseri alti più di due metri e mezzo, con una grande cresta frontale a forma di scudo a mandorla. La loro pelle era squamosa e alla luce intermittente sembrava verde, i loro occhi scintillavano di uno strano riflesso rossa.
. Scuotendosi dal loro stato, i due ufficiali della Flotta Stellare, con mano tremante, presero la mira e spararono.
Simpson colpì un intruso, mentre il secondo riuscì a scansare il raggio Phaser di Rossi.
Con una velocità sorprendente per un essere della sua mole, andò a ripararsi dietro l'angolo che porta alla sala tattica del capitano. Ivi, facendo capolino, sparò contro i due umani. Rossi venne colpita ad una gamba, mentre Simpson andò a ripararsi dietro l'arco della postazione tattica.
Strisciando verso il suo ufficiale tattico, il capitano si assicurò che stesse bene; la donna, con i denti serrati per il dolore, annuì con la testa come per sincerare il suo superiore.
Questi, cercando di scrutare l'oscurità intermittente, tentò di rintracciare il suo nemico.
Improvvisamente, ecco che si udì nell'aria uno strano suono, come il sovraccarico di un'arma.
Poco dopo, ecco che qualcosa descrisse una parabola nell'aria e andò a cadere nella parte di poppa della plancia.
Con gli occhi strabuzzati per il terrore, Simpson prese con forza Rossi da un braccio e tentò di portarla il più lontano possibile dalla postazione tattica; ma fu tutto vano.
La carica raggiunse il massimo di sovraccarico ed ecco che esplose, scagliando con forza i due ufficiali contro la parete ove era posta la targa commemorativa della nave.
Recuperando leggermente i sensi, e sentendosi tutte le ossa rotte, Simpson socchiuse gli occhi e vide l'essere gigantesco che si avvicinava ad una delle tante postazioni scientifiche. Ivi l'alieno poggiò uno strano dispositivo e sul piccolo schermo presero a transitare, una dopo l'altra, diverse immagini di astronavi e diverse scritte.
Sicuramente, pensò Simpson, l'alieno stava scaricando l'intero database della nave, incluso le notifiche tattiche dell'intera Flotta Stellare.
Non poteva permettergli di tornare alla nave con quelle informazioni.
Racimolando le ultime forze che gli erano rimaste in corpo, strisciò verso il Phaser che era a qualche metro di distanza donde si trovava. Lo prese tra le mani e lo indirizzò verso l'alieno. Ma in quel momento la testa prese a girargli e, sbagliando mira, sparò.
L'alieno si girò di scatto e, con un balzò su sopra Simpson.
Con forza, serrò i tre artigli della mano intorno al collo del capitano e lo sollevò da terra. Questi, cercando di dimenarsi, si sentì soffocare. Aprì la bocca in un disperato tentativo di far entrare un po' d'aria, ma niente.
Quando perse i sensi, il suo avversario lo scagliò con forza verso terra.
Poi l'alieno tornò alla postazione scientifica e recuperò il suo dispositivo. Afferrò il suo comunicatore e disse con voce gutturale: “Crahanat, crotrek!”
Un fascio teletrasportatore lo avvolse tutto ed egli si smaterializzò dalla plancia della nave della Fereazione.
Non appena fu al sicuro a bordo della nave Pak, quest'ultima aprì il fuoco contro la Lincoln distruggendola.