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CAPITOLO II

L’attacco ebbe inizio. Numerosi caccia Jem’Hadar fecero fuoco contro la nave nemica senza però sortire alcun effetto. Le armi del Dominio sembravano inefficaci contro gli scudi della nave aliena. Gli incrociatori cominciarono a bersagliare il nemico con i siluri e nuovi armi al tricobalto: niente. Nessuna fluttuazione negli scudi nemici, nessuna perdita di energia e la cosa più strana era che gli alieni non sembravano reagire. La loro nave era immobile, come una stazione spaziale.
Weyoun era incollerito. Gli alieni sembravano come farsi beffe di lui e della sua flotta. Si chiese come era possibile che una sola nave, seppur enorme era in grado di resistere alla potenza di fuoco combinata di oltre mille navi del Dominio. Alla fine, sbattendo una mano chiusa a pugno sulla console di comando, ordinò a tre caccia Jem’Hadar di intraprendere un’azione kamikaze. Questo, aveva pensato il Vorta, sarebbe stato sufficiente a distruggere la nave del Regno Pak.
I caccia si stavano avvicinando a tutta velocità d’impulso incontro al loro bersaglio e la nave aliena era sempre al suo posto. Incurante, come una statua di marmo che non aveva paura di un’onda che di lì a poco si sarebbe infranta contro di essa, la nave aliena non si mosse di un solo metro.
I Vorta al comando dei tre caccia si teletrasportarono al sicuro sulla Japagh (cosa che riempì i cuori dei Jem’Hadar presenti di disprezzo e odio) e, stando accanto a Weyoun, con i loro visori, videro le tre navi del Dominio scontrarsi contro la nave aliena.
I quattro Vorta videro un’immensa esplosione nello spazio e Weyoun, completamente soddisfatto batté forte le mani.
“Così il Dominio esce vincitore!” disse uno dei tre Vorta.
“Prepariamoci a entrare in curvatura,” ordinò Weyoun, “direzione il tunnel…”
“Vorta!” esclamò il Primo. “La nave aliena è ancora intatta!”
“Cosa?” urlò meravigliato Weyoun tornando a vedere nella direzione del vascello. I fuochi di plasma si stavano pian piano diradando e alla fine, quando scomparvero completamente nello spazio, il Vorta vide la nave aliena ancora integra.
“Scansione della nave nemica!” ordinò al Secondo che subito si mise al lavoro sulla sua console. Pochi istanti dopo, il Secondo Halakàl disse: “Gli scudi della nave nemica sono ancora intatti. Stima approssimativa del loro rendimento al novantacinque percento!”
“Cosa?” esclamò strabuzzando gli occhi un secondo Vorta. “Impossibile!”
Allora Weyoun impaurito e nello stesso tempo ferito nell’orgoglio, ordinò ad un superincrociatore di effettuare una nuova manovra kamikaze. Sicuramente l’energia generata dall’esplosione di un superincrociatore Jem’Hadar avrebbe mandato in pezzi i loro scudi e tutto ciò che dovevano fare le altre navi sarebbe stato bersagliare la nave aliena con tutto l’arsenale che avevano a disposizione.
Il superincrociatore si stava muovendo rapido nello spazio, facendosi strada tra i vari caccia e gli altri incrociatori che stavano colpendo con i loro disgregatori gli scudi della nave aliena. Come fecero gli altri tre Vorta, anche quello che comandava il superincrociatore si teletrasportò al sicuro sull’ammiraglia. “Questa sarà la vostra fine!” sussurrò Weyoun sicuro dell’approssimarsi della vittoria.
Fu, però, in quel momento che la nave aliena virò di dritta, come a fronteggiare il superincrociatore che si stava avvicinando rapido ad essa.
“Signore!” urlò il Secondo. “Su quella specie di disco deflettore che hanno si sta accumulando una carica di radiazione tetrionica.”
“Un’arma?” chiese il Vorta del superincrociatore.
“E’ possibile!” replicò il Jem’Hadar. “La carica tetrionica cresce esponenzialmente!”
I cinque Vorta fissarono terrorizzati la nave del Regno Pak. Videro il disco del deflettore colorarsi di una luce gialliccia, poi un intenso bagliore e un fascio di energia di particelle tetrioniche venne emesso con una velocità sorprendente. Il fascio di particelle colpì il superincrociatore come se fosse privo di scudi, lo trapassò da parte a parte e l’esplosione che ne derivò fu devastante. I caccia che erano vicino vennero distrutti dall’onda d’urto e i Vorta rimasero paralizzati dal terrore, mai avevano visto una simile arma in azione.
“Hanno distrutto l’incrociatore con un solo colpo!” disse uno dei Vorta dei caccia.
“Signore,” disse il Primo, “stanno attivando le loro armi. Hanno un arsenale che non avevo mai visto prima! Siluri fotonici, quantici, al plasma, disgregatori ad alta energia con una potenza di penetrazione di circa…” sul volto del Jem’Hadar apparve per un attimo il terrore. Weyoun s’avvicino alla console e osservò i dati allarmato e completò lui la frase del Primo: “Venti volte i nostri disgregatori!”
In quel momento la nave aliena si mosse dalla sua posizione e cominciò a far fuoco sui caccia e sugli incrociatori. In poco tempo distrusse ben cento caccia del Dominio con i soli disgregatori. Due incrociatori invece vennero distrutti con il fascio di tetrioni.
Weyoun rimase a bocca aperta dinnanzi a quello spettacolo. Non riusciva a credere che stava succedendo tutto dinnanzi ai suoi occhi. Mai avrebbe creduto che una flotta così numero di navi del Dominio sarebbe stata decimata da una singola nave. Non riusciva a concepirlo! Rimase in uno stato catatonico ad osservare le esplosioni intorno alla Japagh sino a quando un colpo diretto non fece abbassare gli scudi della nave e danneggiò gravemente la sezione di poppa. Alcune esplosioni fecero saltare in aria molte console e tre Vorta, (il comandante del superincrociatore e due comandati dei caccia) rimasero uccisi; con essi sei Jem’Hadar erano atterra morti, tra cui il Terzo Hochacràn.
“I nostri scudi sono andati!” disse il Primo. “Falle nello scafo, perdiamo atmosfera!”
“Ritiriamoci!” esclamò il terzo Vorta dei caccia ancora vivo.
I Jem’Hadar lo osservarono pieni di disprezzo. Il Secondo, estraendo la sua arma, fece fuoco contro il Vorta che venne vaporizzato. Era da molto che voleva ucciderne uno e quell’atto gli procurò tanta soddisfazione che non si preoccupò dei molti sovraccarichi che stavano facendo esplodere i condotti del plasma intorno a sé.
“Cosa hai fatto?” esclamò Weyoun strabuzzando gli occhi.
“Daremo la nostra vita per il Dominio!” rispose il Secondo e, puntando la sua arma contro il suo comandante, fece per premere il grilletto, quando ecco che una nuova bordata colpì la nave, la console del Secondo esplose ed egli cadde a terra in un lago di sangue.
“Andiamocene da qui!” esclamò il Vorta. “Dirigiamoci verso il tunnel spaziale! Se quella nave ci insegue porteremo con noi i Cardassiani!”
I Jem’Hadar rimasti ancora vivi sul ponte di comando lo osservarono con molto rispetto. Infatti la sua decisione, pensavano, sarebbe stata la più saggia e quella che, in un certo qual modo, li avrebbe portati alla vittoria contro i Cardassiani.
Ma Weyoun, non aveva alcun desiderio di inoltrarsi con una nave danneggiata nel territorio cardassiano, sperando di essere inseguito da quella nave aliena e di mettere la flotta dell’Unione contro di essa. Sarebbe stato da stupidi un simile decisione. Infatti, pensava, non appena la Japagh fosse uscita dal tunnel spaziale, avrebbe chiesto aiuto al capitano Benjamin Sisko di Deep Space Nine.
“Avanti!” urlò contrastando il rombo delle esplosioni intorno a sé. “Massima curvatura, direzione il tunnel spaziale!”
Così la Japagh lasciò la battaglia e saltò in curvatura, lasciando le restanti navi al loro inesorabile destino.