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CAPITOLO XXI

Crush e Jones erano intenti ad osservare i detriti fluttanti attraverso gli oblò della sala mensa; nessuno dei due pensava che avrebbe mai veduto in vita sua uno spettacolo simile. Avevano sperato che, da quando la Guerra del Dominio era finita, avrebbero solo esplorato la galassia, come ai tempi in cui Kirk era impegnato nella sua storica missione quinquennale. Improvvisamente Jones si chiese quanti ottimi ufficiali della Flotta avevano perso la vita in quello scontro e nel suo cuore si rattristò grandemente.
Crush, dal canto suo, poté percepire una crescente tensione tra l’equipaggio.
“E’ un macabro spettacolo!” esclamò in quel momento Guinan, l’addetta alla sala mensa.
“Già!” esclamò semplicemente Jones che non riusciva a distogliere lo sguardo dagli oblò.
“Quante vite sprecate!” continuò l'El-laureana.
In quel momento, tutto trafelato, entrò in sala mensa Nog e, osservando oltre il rivestimento di alluminio trasparente degli oblò, ebbe un mancamento. Si rammentò in quel frangente dei racconti di suo padre sulle numerose flotte della Federazione e del Dominio distrutte nelle grandi battaglie. Dopo essersi ripreso, si guardò intorno per cercare i Crush e Jones.
Quando li scorse, si avvicinò a loro e, con la voce che faceva trasparire tutto il suo sconforto, disse: “Posso unirmi a voi?”
Jones fece cenno di sì con la testa, Crush era invece ancora assorto nei suoi pensieri e non distolse lo sguardo dagli oblò.
“La galassia è un posto così grande.” esclamò all'improvviso Crush, più parlando tra sé e sé che ai suoi due colleghi. “C'è spazio per tutti, senza togliere niente a nessuno e ancora ci sono razze che voglio avere tutto per sé e soggiogare gli altri pianeti!”
“La sete di potere corrompe anche i cuori più innocenti!” esclamò Guinan.
“La Federazione non ha mai fatto una cosa del genere!” replicò con forza Jones. “Mai abbiamo attaccato per primi per prendere possesso di un pianeta.”
Guinan si volse ad osservare Jones negli occhi e poi disse: “Ma c'è stato un tempo in cui la Flotta Stellare stava per ingannare i Bak'U... estirparli dal loro pianeta con l'inganno e carpire le loro risorse.”
“Solo un gruppo deviato della Flotta ha tentato di farlo!” disse con tono calmo Nog. “Senza l'approvazione del Consiglio Federale.”
“Mi chiedo come ha potuto fare una sola nave a distruggere tutte queste!” esclamò improvvisamente Crush che non stava ascoltando una parola di ciò che Jones, Guinan e Nog stavano dicendo.
“Pare,” fece Nog, “che la nave abbia degli scudi potentissimi, in grado di assorbire l'energia di molti siluri fotonici e quantici. Almeno è quello che ho sentito dire da alcuni ufficiali di plancia.”
Crush si voltò ed osservò il Ferengi. In quel momento si chiede da dove fosse apparso, se era arrivato pochi secondi fa oppure era da parecchio tempo che egli era seduto al tavolo con lui e Monica.
Tornò ad osservare il campo di detriti e in quel momento cominciò a pensare. I suoi pensieri galopparono come un cavallo nella steppa ed alla fine, egli realizzò. Si alzò di scatto dal tavolo e senza dire una parola a nessuno, sotto gli occhi strabuzzati e perplessi di Jones, Nog e Guinan, uscì dalla sala mensa e si diresse di corsa verso il suo alloggio.
Ivi, dinnanzi alla porta vi era Q che lo fissava con un sorriso di soddisfazione sulle labbra. Crush si avvicinò a colui che pensava essere un suo collega di corso e gli chiese: “Gary, come mai sorridi?”
“Niente!” esclamò Q scuotendo la testa. “Solo che sono molto colpito da una cosa tutto qua!”
“Da che cosa?” chiese Crush.
Q abbassò gli occhi e allargò di più il sorriso. “A tempo debito te lo dirò!” quindi si incamminò lungo il corridoio, girò l'angolo in modo da scomparire alla vista di Crush e scomparve.
Quest'ultimo, non badando più di tanto a ciò che Q gli aveva detto, entrò nell'alloggio e si chiuse la porta con il codice di comando. Quindi si andò a sedere al terminale del suo computer e cominciò a lavorare ad un piano che secondo lui avrebbe ribaltato l'esito della battaglia contro la nave Pak.

Diverse ore dopo, stanco e con gli occhi che gli bruciavano, si alzò dalla sedia, andò a prendere un DiPAD ch'era appoggiato vicino alla mensola accanto al letto e lo portò accanto al terminale.
“Computer,” esclamò, “scaricare il file Crush zero uno nel DiPAD quattro sette!”
“Scaricamento in corso!” rispose la voce calma del computer di bordo. “Scaricamento completato!” soggiunse pochi secondi dopo.
Quindi Crush afferrò il DiPAD e si diresse verso la porta; dimentico che l'aveva chiusa con i codici di comando, andò quasi a cozzare contro i battenti. Poi, dopo averle aperte disattivando la chiusura, uscì con un balzò dal suo alloggio e camminò spedito verso il turbascensore più vicino.
“Plancia!” ordinò una volta dentro la cabina.
In quel frangente il turbascensore sembrò viaggiare lentamente. Era in trepidante attesa di poter illustrare a Picard il suo piano per poter distruggere la nave Pak.
Non appena le porte della cabina si aprirono, uscì velocemente e osservò la plancia. Era la prima volta da quando era a bordo che si trovava in quel luogo ed ebbe come un po' di timore. Osservò la poltrona di comando vuota e si guardò intorno. Non vedendo il capitano, si rivolse a Yar e chiese: “Comandante, dove posso trovare il capitano Picard?”
“E' in sala tattica con il comandante Riker!” rispose l'ufficiale della sicurezza.
“Devo parlare con lui!” esclamò con forza il guardiamarina.
“Temo che sia occupato!”
“E' una questione urgente! Se il capitano approva il mio piano potremmo ribaltare le sorti di questo conflitto!”
Vedendo la determinazione negli occhi di Crush, Yar, scollando le spalle, attivò il suo comunicatore e disse: “Yar a Picard!”
“Qui Picard!”
“Signore, c'è qua il guardiamarina Crush che vorrebbe parlare con lei. Dice che è una questione urgente!”
Ci fu un attimo di silenzio che parve interminabile, quindi vi fu la risposta del capitano Picard. “Lo faccia passare!”
Yar osservò il ragazzo che sorrise soddisfatto e fece un cenno di ringraziamento con la testa. Si diresse verso la sala tattica del capitano e suonò il campanello.
Le porte si aprirono e con un balzo su dentro. Si avvicinò timidamente alla scrivania ove sedeva Picard e, stando in piedi accanto alla poltroncina ove sedeva Riker, stando sull'attenti consegnò il DiPAD al capitano.
“Signore,” esclamò il guardiamarina, “avrei un suggerimento per penetrare gli scudi della nave avversario!” Picard lanciò uno sguardo a Riker, poi, facendo cenno a Crush di accomodarsi accanto al primo ufficiale, disse: “Mi dica il suo piano!”
“Quando eravamo al terzo anno,” cominciò a spiegare Crush. “io e la mia squadra stavamo progettando, in base ad alcuni riferimenti tratti dai rapporti dal capitano Janeway sui Kremin, un tipo di dispositivo che si disattiva non appena attraversa un campo di energia in fase con il nostro continuum spazio-temporale. In parole semplici: il dispositivo crea un campo temporale che mette fuori fase una sonda o un siluro e che lo rimette in fase con il nostro continuum non appena oltrepassa un campo di energia, come uno scudo deflettore.”
“Avete creato un dispositivo del genere?” chiese Riker stupefatto, chiedendosi nel contempo se il guardiamarina, per far bella figura sul suo ufficiale comandante, non stesse solo ingigantendo le cose.
“Sissignore!” replicò Crush. “La Flotta Stellare, comprendo l'importanza del progetto ha deciso di classificarlo, da allora lo sviluppo di questa tecnologia e passata al dipartimento di sviluppo armi alla Base Nevada!”
Picard analizzò i dati sul DiPAD e fu molto colpito. Quindi, posando gli occhi sul guardiamarina, disse: “Lei e la sua squadra potete modificare dei siluri quantici in modo da adattarli a questa tecnologia?”
“Non c'è alcun problema!” rispose Crush con un sorriso di soddisfazione sulle labbra.
“Quanto tempo vi occorre?” interloquì Riker.
“Direi che in circa quattro ore possiamo modificare due, al massimo tre siluri!”
Il comandante, voltandosi verso Picard, disse: “Un solo siluro forse riuscirebbe a distruggere il loro generatore degli scudi.”
“Così li priveremmo delle loro difese!” soggiunse Picard pensieroso. Poi, posando gli occhi su Crush, disse: “Si metta al lavoro, usi tutti le risorse della nave!”
“Sissignore.” esclamò Crush mentre si alzava dalla sedia. Si voltò e, con passo spedito si avviò verso la porta. Quindi, non appena i battenti della sala tattica si richiusero dietro di lui, attivò il suo comunicatore e disse: “Crush a Jones!”
“Qui Jones!”
“Monica, avvisa la squadra che ci vediamoci in armeria! Abbiamo del lavoro da fare!”