Crea sito

CAPITOLO XXV

Il tempo scorreva inesorabilmente e sulla Roma Scott stava sistemando gli ultimi sistemi in modo da metterli in linea prima di intercettare la nave Pak. Mancavano solo pochi minuti e la fronte dell’ingegnere era imperlata di sudore; pressione era molta e Kirk, ogni cinque minuti (o anche meno), lo chiamava per sapere come procedevano i lavori.
“Ancora qualche minuto!” gli diceva Scotty e Kirk, sbuffando, cercava di incitarlo a fare alla svelta.
“Capitano!” esclamò Chekov. “La nave Pak è entrata nel raggio dei sensori a corto raggio!”
Kirk volse lo sguardo allo schermo principale, mentre McCoy e Spock si scambiarono una rapida occhiata.
Il capitano si alzò dalla sedie e si avvicinò di qualche passo alla postazione del navigatore con il cuore che gli batteva rapido nel petto; aveva molta paura e mai in vita sua s’era sentito così vulnerabile all’approssimarsi di una battaglia.
“Sullo schermo!” ordinò.
Sullo sfondo delle stelle in curvatura, si profilò la sagoma allungata di una nave a forma di disco. Marrone come colorazione, con tante piccole finestrelle luminose che si aprivano nello scafo, appariva potente e minacciosa, come un anaconda dormiente pronta a scattare da un momento all’altro.
“Ingrandire!” esclamò Kirk che voleva vedere la nave nei suoi minimi particolari. L’immagine venne ingrandita e la nave Pak occupò gran parte dello schermo.
Sulu rimase meravigliato dall’immensità di quella nave.
In un primo momento pensò che non aveva mai veduto un vascello così enorme, poi, quando tornò indietro nel tempo, gli venne in mente la nave sferoidale della Prima Federazione e la sua immensa mole. Ne erano passati di anni, più di un secolo, ma da allora non aveva mai percepito una paura simile a quella che aveva provato quando la nave di Belok aveva cercato di annientare l’Enterprise... almeno sino ad allora. Quella sensazione da un lato era piacevole, poiché lo faceva sentire giovane come un tempo, da dall’altro lo inquietava parecchio.
“Apra un canale, Uhura!” ordinò Kirk rompendo il silenzio che s’era venuto a creare in plancia.
“Canale aperto, signore!” confermò l’ufficiale delle comunicazioni.
Kirk, tornando a sedersi sulla sua poltrona, cominciò a dire: “Qui è la nave della Federazione Roma, sono il capitano James T. Kirk!”
Calò di nuovo il silenzio.
Tutti aspettavano con il fiato sospeso qualche risposta dal nemico; ma i secondi passavano e nessun messaggio dalla nave aliena arrivava al sistema di comunicazione della Roma.
Quando sembrava che i Pak fossero intenzionati a mantenere il silenzio radio, ecco che un allarme attirò l’attenzione di Uhura: era una trasmissione.
“Ci rispondono!” esclamò l’ufficiale delle comunicazioni. “Una comunicazione video!”
Kirk volse gli occhi a McCoy e Spock e quest’ultimo, inarcando un sopracciglio e con le braccia incrociate sul petto, disse: “Finalmente scopriremo che aspetto hanno!”
Kirk non replicò alle parole del Vulcaniano. Si volse verso Uhura e fece un cenno di intesa con la testa.
Quest’ultima attivò il canale e l’immagine della nave aliena sullo schermo principale scomparve, sostituita da un ambiente poco illuminato, nel quale si muoveva una sagoma nera.
Pian piano, l’ombra cominciò a venire incontro alla telecamera e la luce verdognola illuminò il suo volto, scolpendolo in maniera molto grottesca. L’aspetto ricordava vagamente quello di un rettile, il naso era simile al becco di un pappagallo, e sulla fronte era una cresta frontale, simile a quella dei dinosauri sulla terra chiamati protoceratopi. Gli occhi erano rossi come il sangue e la pelle era verdognola e una striscia più scura scendeva dalle cavità orbitali per solcare le guance ed arrivare sino al mento.
Chekov si alzò in piedi, profondamente meravigliato e spaventato al tempo stesso da quella visione.
Sulu si sentì stringere il cuore in gola.
Uhura e McCoy rimasero a bocca aperta e Kirk e Spock tentarono di non far trapelare nessuna emozione.
“Io sono Braks, comandante di questo vascello!”
Cercando di essere il più minaccioso possibile, Kirk replicò al suo avversario: “Avete intrapreso un azione aggressiva nei confronti della Federazione Unita dei Pianeti. Avete attaccato e distrutto un intera flotta, danneggiato una stazione spaziale, distrutto un avamposto. Ritiratevi o ne subirete le conseguenze!”
Il Pak rimase in silenzio per un attimo, poi, con sommo terrore di tutti i presenti in plancia, scoppiò in una cavernosa risata.
“Capitano,” fece non appena si calmò, “la vostra tecnologia è nettamente inferiore alla nostra. Le vostre armi non possono fare niente contro i nostri sistemi di difesa. Noi siamo molto più forti di voi e non potete contrastarci!”
Kirk sapeva che il suo avversario aveva ragione. Non avrebbero mai potuto sconfiggerli con i mezzi che avevano. Così, cercando di intraprendere la strada diplomatica, chiese: “Per quale motivo ci avete attaccati?”
“Perché vogliamo espandere il nostro regno!” rispose Braks. “Questo settore di spazio lo requisiamo in nome del Regno Pak. La vostra Federazione non esisterà più. Voi sottostarete alla nostra signoria. Il vostro pianeta non vi apparterà più! Le vostre risorse le dovrete girare a noi, come tributo per le vostre vite.”
“E se noi ci rifiutassimo?” interloquì McCoy con un tono di voce nervoso; considerava inaccettabili le condizioni dei Pak.
Braks fissò i suoi occhi sul dottore e, riducendo la voce imponendogli un tono minaccioso, rispose: “Verrete spazzati via dall’universo e il vostro pianeta sarà una palla rovente nello spazio!”
Le minacce di Braks entrarono direttamente nel cuore di tutti coloro che erano sul ponte di comando non solo della Roma, ma anche dell’Enterprise, della Defiant e della Voyager.
Picard volse gli occhi verso Riker che aveva lo sguardo fisso sullo schermo visore. Troi, con le mani tremanti, percepiva una crudeltà enorme in quell’essere. Ogni forma di vita che non fosse Pak era inferiore, non meritava alcun rispetto. Non aveva alcun diritto. Erano come oggetti e come tali dovevano essere trattati.
I Pak si consideravano superiori e dovevano governare l’intera galassia.

“Capitano!” esclamò Yar interrompendo il silenzio sulla plancia dell’Enterprise. “Stiamo per entrare nel loro raggio di fuoco!”
Picard balzò in piedi e, avvicinandosi a Data, ordinò: “Presto usciamo dalla curvatura! Avvisi il resto della flotta!”
“Sissignore!” replicò l’Androide che subito digitò i comandi di disattivazione del campo di curvatura e trasmise le istruzioni alle altre tre navi.
Le quattro navi emersero nello spazio normale e arrestarono i motori. Immobili nello spazio, come antichi soldati a cavallo, aspettarono l’arrivo del loro nemico.
“Picard a Crush!”
“Qui Crush!”
“Stiamo per ingaggiare battaglia contro i Pak, guardiamarina. Mi dica che quel siluro è pronto!”
Crush rimase in silenzio per qualche minuto, guardando Nog che lo osservava a sua volta come a dirgli: te l’avevo detto che non avremmo mai fatto in tempo.
“Ci dia ancora qualche minuto capitano!”
“Non so se ce l’abbiamo qualche minuto!” replicò Picard tornando a sedersi sulla sua poltrona profondamente frustrato.
“Signore!” intervenne nel discorso Jones. “Forse possiamo fare più in fretta se avessimo un po’ aiuto!”
“Vi mando subito qualcuno del reparto ingegneria!”
Monica scosse la testa e replicò: “Non mi riferivo a qualcuno del reparto ingegneria!”
Crush osservò la sua fidanzata con molta curiosità. Che cosa aveva in mente?
Stava per chiederle spiegazioni, quando la ragazza continuò: “Il comandante Tuvok della Voyager potrebbe darci una mano alla svelta. Lui ha lavorato con i Kremin, una razza del Quadrante Delta che usa tecnologia temporale. Ci siamo basati sui suoi dati per creare la matrice del campo cronotonico.”
Picard ci rifletté su un attimo. Non era certo che Janeway si sarebbe separata dal suo ufficiale tattico in un momento del genere, comunque avrebbe tentato.
Mise in attesa la squadra 28 e ordinò a Data di aprire un canale con la Voyager.
Non appena il viso di Janeway occupò il visore principale, Picard disse: “Capitano, sto per chiederle un grosso favore!”
“Dica pure!” replicò Janeway con un sorriso forzato sulle labbra.
“Devo chiederle di trasferire il suo ufficiale tattico a bordo della mia nave per aiutare Crush e la sua squadra nella costruzione del siluro cronotonico!”
Janeway non rispose subito. Come aveva ipotizzato Picard, ella non era affatto propensa a separarsi dal suo ufficiale tattico.
“Posso chiedere perché proprio Tuvok?” fece alla fine Janeway.
“Il guardiamarina Jones,” prese a spiegare Picard, “asserisce che il comandante Tuvok ha avuto a che fare con una tecnologia simile nel Quadrante Delta. Hanno parlato dei Kremin e dei dati che il suo ufficiale ha raccolto sulla loro tecnologia temporale!”
In quel momento Janeway si volse verso Tuvok e lo osservò intensamente negli occhi per un paio di secondi.
Quindi, volgendo gli occhi verso lo schermo visore, disse: “Il signor Tuvok sta per essere teletrasportato a bordo della sua nave Picard!”
“Grazie, capitano!”
Non appena la comunicazione fu interrotta, Janeway tornò ad osservare Tuvok e fece: “Vada in sala teletrasporto e aiuti quei ragazzi a completare il siluro. Chakotay...” e nel pronunciare il nome del suo primo ufficiale, volse gli occhi su questi, “assumerà lei il ruolo di ufficiale tattico!” “Si, capitano!” esclamò Chakotay alzandosi dalla sua poltrona e andando a sostituire Tuvok che già era entrato nella cabina del turbascensore.
“Plancia a sala macchine!” fece Janeway attivando il canale di comunicazione con il suo comunicatore.
“Qui Torres!”
“B’Elanna, mi dica che i miglioramenti agli scudi sono pronti!”
“Sono pronti, capitano!”
Janeway sorrise un attimo. “Li metta in linea!”
“Sì, capitano!”
B’Elanna cominciò a digitare i codici di comando per attivare i miglioramenti.
Sul display della sua postazione apparve la sagome della Voyager e il perimetro degli scudi deflettori che era quasi raddoppiato, più la nota in alto sulla destra dello schermo dell’avvenuta messa in linea degli scudi metafasici e del sistema di assorbimento dell’energia.
“Scudi metafasici in linea!” confermò l’ingegnere capo.
Janeway, osservando le stelle che brillavano fulgide sullo schermo, rimase un attimo a contemplarle in silenzio, pregando che ogni cosa potesse volgere per il meglio. Poi pensò a quanto spazio c’era nella galassia; a quanti pianeti con kilotonnellate di risorse naturali erano disponibili.
C’era posto per tutti, eppure vi erano ancora razze che volevano prevaricare sulle altre. Questo desiderio di dominazione e di senso di superiorità non riusciva a concepirlo.
Quindi, dopo queste sue riflessioni personali, Janeway attivò il sistema di comunicazione della nave e disse: “Parla il capitano, tra qualche minuto ingaggeremo battaglia contro la nave Pak. Essi hanno dichiarato apertamente la loro intenzione di conquistare lo spazio e i pianeti della Federazione. Non possiamo permettere che ciò avvenga. Come abbiamo fatto spesso, quando eravamo nel Quadrante Delta, attaccati da nemici che non conoscevamo nemmeno, così faremo quest’oggi. Difenderemo ciò che abbiamo giurato di proteggere. Cercheremo di contrastare la minaccia del nemico che vuole cancellare la nostra cultura, il nostro senso di giustizia e la nostra libertà. So che ognuno di voi darà il massimo come sempre e sono sicura che non mi deluderete!” poi, rivolgendosi a Chakotay, soggiunse: “Allarme Rosso, tutti gli uomini ai posti di combattimento!”