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CAPITOLO XXVI

Tuvok si materializzò sulla pedana della sala teletrasporto tre dell’Enterprise.
Non appena il raggio teletrasporto si dissolse e il suo sfarfallio scintillante liberò il suo campo visivo, il Vulcaniano scese dalla pedana e chiese all’addetto: “Permesso di salire a bordo!”
Quest’ultima (una femmina umana di quarantadue anni con i capelli corvini raccolti in un nido di uccello e gli occhi scuri) rispose, mentre bloccava i controlli: “Accordato, signore! Il capitano Picard mi ha chiesto di accompagnarla all’armeria. Mi segua per favore!”
Tuvok annuì con un cenno della testa, quindi venne dietro all’addetto teletrasporto.

Nel mentre Tuvok seguiva il responsabile del teletrasporto dell’Enterprise lungo il corridoio del ponte cinque, la nave Pak uscì dalla curvatura e lentamente solcò lo spazio.
Sembrava che non avesse fretta.
Osservando l’immagine sullo schermo principale, Kirk ebbe l’impressione che quella nave fosse come viva, che rispondesse ad una volontà propria piuttosto che a quella del suo capitano.
Ostentando una certa sicurezza, i Pak si arrestarono completamente, aspettando che i loro avversari iniziassero la battaglia.

“Scudi metafasici in linea!” esclamò Yar. “Lancia siluri caricati e batterie phaser pronte!”
Picard osservò attentamente la nave avversaria, ridusse gli occhi a due fessure e poi volse lo sguardo verso a Troi per avere qualche consiglio.
Quest’ultima, con gli occhi colmi di terrore, disse con voce strozzata: “Sanno che vinceranno! Aspettano una nostra mossa!”
Picard sperava di guadagnare qualche minuto in più, dando l’opportunità alla squadra 28 di completare la costruzione del siluro cronotonico; ma, con suo disappunto, la Defiant si mosse a tutta potenza d’impulso verso la nave nemica.

“Nessuna reazione dai Pak!” osservò Worf.
“Ci stanno sfidando!” interloquì Kira.
“Sanno che le nostre armi non possono niente contro i loro scudi!” fece notare Odo.
Sisko, frustrato per l’arroganza dell’avversario, decise di attaccare. “Signor Worf, salva completa di siluri quantici!”
“Siluri quantici pronti e bloccati sul bersaglio!” riportò il Klingon.
Sisko indugiò un attimo. Guardò la nave Pak che pian piano stava occupando gran parte dello schermo.
Quindi, con una voce che faceva trasparire tutta la sua agitazione, ordinò: “Fuoco!”
La Defiant aprì il fuoco contro il suo avversario.
Otto siluri quantici solcarono la distanza che separava la nave federale dal vascello alieno.
Tutti rimasero col fiato sospeso vedendo quelle luci bluastre che volavano veloci.
Poi eccolo: l’impatto contro gli scudi!
Worf controllò il display dei sensori tattici e si accorse, con amara sorpresa, che, nonostante la potenza impiegata, gli scudi Pak erano scesi solo dello zero virgola zero due percento.
Un effetto minimo!
Tuttavia, la provocazione non restò senza reazione.
I Pak si mossero e dettero energia al loro sistema di armamento.

Il primo colpo era diretto verso la Defiant che però riuscì a schivarlo con una manovra evasiva. Gli altri colpi vennero scagliati contro le restanti navi.
L’Enterprise venne colpita in pieno, ma gli scudi metafasici resistettero.
Tuvok, a pochi passi dalla porta dell’armeria, cadde rovinosamente con la schiena a terra per via degli scossoni alla nave.
Rimessosi subito in piedi, con un balzo superò l’addetto del teletrasporto e entrò dentro l’armeria.
Ivi si guardò intorno e si meraviglio grandemente non appena vide Q che gli veniva incontro con un largo sorriso sulle labbra.
“Salve, amico dalle orecchie appunta!”esclamò l’entità con un tono di voce che metteva a nudo tutto il suo divertimento.
“Q!” esclamò Tuvok. “E’ forse lei il responsabile di questa situazione?”
“Assolutamente no, Tuvok!”
Crush, che era lì vicino, si meraviglio grandemente non appena sentì il Vulcaniano chiamare Gary Q.
“Tu sei un Q?” chiese alla fine il caposquadra mentre tentava di afferrarsi alla sua consolle per non cadere a terra.
“Ebbene sì!” rispose semplicemente l’entità.
“Se sei un Q allora perché non fai sparire quella nave?” intervenne Cursondax nel discorso.
“Perché è tempo del test finale!” replicò Q con uno strano sorriso malefico sulle labbra e, con uno schiocco di dita, scomparve dall’armeria.
Profondamente turbati per ciò che avevano scoperto (per anni avevano pensato che Gary non fosse altro che un loro compagno di corso), i membri della squadra 28 indugiarono qualche secondo.
Cosa significava: è tempo del test finale?
Che tutti quegli eventi non fossero altro che un piano di Q?
Avevano letto molto degli incontri dell’entità con i membri dell’equipaggio dell’Enterprise e si chiesero molto spesso quale fosse il suo ruolo nella galattica partita per il diritto dell’umanità ad esistere.
Ma, mentre questi pensieri tormentavano i membri della squadra 28, un colpo di disgregatore fece tremare il pavimento e un condotto di energia espose. Fu in quel ritornarono alla realtà e ognuno riprese il suo compito.
Crush, avvicinandosi a Tuvok, gli porse un DiPAD e gli spiegò succintamente ciò che la sua squadra aveva intenzione di fare.

Nello stesso tempo, le cose non stavano andando bene per la piccola flotta, gli scudi della Voyager stavano assorbendo bordate spaventose.
Il sistema di emergenza ideato da O’Brien non riusciva a disperdere tutta l’energia in eccesso.
Zimmerman e Kes erano impegnati senza sosta a curare i feriti che arrivavano da ogni parte della nave.

Nemmeno sulla Roma le cose stavano andando meglio. Scott stava cercando di dare più energia possibile alla griglia degli scudi, in modo da aumentare la resa del campo metafasico: nessun effetto. Il sistema di assorbimento dell’energia era al limite.

La Defiant riusciva a schivare gran parte dei colpi, ma alla fine il sistema di O’Brien cedette e il deflettore di navigazione venne bruciato. Esplosioni di condotti di energia rimbombarono su ogni ponte della nave, anche in plancia, facendo scaraventare Worf per terra con il braccio ustionato.
I Pak attivarono il loro emettitore tetrionico e cominciarono a caricare l’arma.

“Signore!” esclamò Data. “La nave nemica sta attivando il suo raggio tetrionico!”
Picard si alzò dalla sedia ed osservò l’accumulo di energia che si addensava sul disco deflettore della nave nemica.
Volse quindi gli occhi a Yar e chiese: “Gli scudi riusciranno a resistere ad una tale potenza!”
Tasha controllò i dati dei sensori e annuì con la testa. “Al massimo possiamo resistere a tre bordate!”
“Signore!” riprese Data. “Penso che non siamo noi i bersagli del raggio tetrionico. Secondo i calcoli del vettore delle particelle penso che sia diretto verso la Defiant!”
“E i loro scudi sono ancora attivi?” chiese Riker sporgendosi in avanti sulla sua poltrona e mettendo le mani sulle ginocchia.
“Negativo!” rispose tostò l’Androide.
“Non sopravvivranno mai!” esclamò Troi.
Picard non ci pensò su nemmeno una volta. Tornò a sedersi e ordinò a Data di mettere l’Enterprise tra l’emettitore tetrionico e la Defiant.
L’Enterprise si mosse e arrivò alla posizione desiderata.
I Pak aprirono il fuoco e il raggio di energia giallastro colpì in pieno gli scudi della nave ammiraglia.
La nave venne scossa e gran parte dei sistemi ausiliari si sovraccaricarono.
Gli scudi tuttavia resistettero come aveva predetto Yar, ma quando quest’ultima tornò ad osservare il suo display, si rese conto che l’energia sprigionata dal fascio tetrionico era nettamente maggiore delle aspettative.
L’Enterprise non sarebbe sopravvissuta ad un altro colpo.
Immobili nello spazio, le quattro navi federali, assai danneggiate, faticarono parecchio per mantenere la posizione.
La Defiant aveva perso il suo assetto e stava ruotando su sé stessa.

Kirk, boccheggiando per via dell’anidride carbonica sprigionata durante le molte esplosioni, volse gli occhi intorno a sé, osservando gli ufficiali di plancia feriti e spaventati e si chiese se quel momento non fosse l’epilogo di tutto.
Non ci sarebbe stata una terza opportunità per lui. I Borg non l’avrebbero di nuovo riportato in vita, né avrebbe più rivisto Teilani, né Chal. Ripensò in quel momento a tutta la sua vita. A quando era giovane e aveva preso il comando della sua Enterprise, a quante volte aveva cambiato le regole di combattimento e ingannato la morte.
Adesso, si trovò faccia a faccia con la crudele realtà, così come tempo addietro lo fu su Veridiano III.
Alzandosi dalla poltrona, barcollando un po’, si avvicinò a Sulu e gli pose una mano sulla spalla.
“Inserisca una rotta di collisione contro la nave Pak e attivi la velocità alla massima curvatura!”
Sulla plancia calò il silenzio.
Spock inarcò un sopracciglio, mentre Uhura e Chekov osservarono Kirk con il cuore in gola.
Sulu indugiò un paio di secondi prima di rispondere: “Sì, capitano!” quindi digitò la rotta e fu pronto ad attivarla alla massima curvatura.
Ma, prima ancora che Kirk potesse dare l’ordine, Uhura esclamò: “Signore, abbiamo una richiesta di comunicazione!”
“Da parte di chi? Dei nostri o dei Pak?”
Uhura rilesse la lettura della portante e il messaggio due volte prima di risponde: “Nessuno dei due!” poi, volgendo gli occhi sul suo capitano, continuò: “Signore, si tratta del Dahar Master Kor!”
“Kor?” fece eco Kirk. Poi, volgendo gli occhi sullo schermo, ordinò: “Lo metta sul visore!”
L’immagine della nave Pak venne sostituita da quella del vecchio Dahar Master Klingon.
“Kirk,” fece Kor con un mezzo sorriso sulle labbra, “avete bisogno di aiuto?”
Kirk annuì con la testa. “Grazie, vecchio amico! Ma il problema è che dubito che una singola nave Klingon possa fare qualcosa contro i Pak!”
Kor allargò il suo sorriso e replicò: “Chi ha detto che c’è una singola nave Klingon nel sistema?” quindi, volgendo il capo alla sua destra, evidentemente fissando qualche suo sottoposto, disse: “So’wI’ qagh yo’!”
All’ordine di Kor si disoccultò una intera flotta di navi Klingon, principalmente incrociatori di classe Vor’Cha e qualche sparviero, più la nuova ammiraglia della marina militare del cancelliere Martok: la Jagh’Tagh.
“Ora è tempo per noi Klingon di combattere e conquistare un po’ di gloria!” esclamò sorridendo Kor.
Quindi disattivò la comunicazione e ordinò alla sua flotta di attaccare.
I Klingon si mossero e circondarono la nave Pak, quindi gli sparvieri aprirono il fuoco e sui loro ponti i capitano urlavano: “Hegl’ha meh, qaq jigh va’!*”

*Oggi è un buon giorno per morire