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CAPITOLO XXVIII

Il siluro superò le astronavi klingon e si fece strada tra i relitti sino alla nave Pak.
Sullo schermo visore della nave aliena, Braks e i suoi uomini stavano osservando quella sfera luminosa azzurra che avanzava inesorabilmente verso di loro.
Non si mossero, né Braks ordinò che venisse eseguita nessun tipo di manovra evasiva.
Era talmente convinto che niente potesse penetrare gli scudi della sua nave, che non si preoccupò minimamente di quel siluro.
Sulle plance dell’Enterprise, della Roma, della Defiant e della Voyager, tutti gli ufficiali stettero ad osservare il volo del siluro chiedendosi se l’arma avrebbe penetrato o meno gli scudi nemici.
Ci su molta tensione e il silenzio regnava sovrana. Poi, quando il siluro colpì in pieno lo scafo della nave aliena, vi fu un grido di gioia e di soddisfazione.
Monica e Luke si abbracciarono e, benché sporchi ognuno del proprio sangue, si baciarono felici del fatto che il loro lavoro aveva funzionato.
Picard, tornando a sedersi sulla sua poltrona, ordinò a Yar di aprire il fuoco contro la nave Pak.
L’Enterprise fu imitata da ogni singola nave presente nella zona e anche la Jagh’Tagh, con i suoi sistemi di disgregatori ridotti ormai all’osso, aprì il fuoco.

Gran confusione, paura e smarrimento regnò sulla plancia della nave Pak in quel momento.
Tutti i sistemi stavano collassando.
Gli scudi non erano più attivi e l’energia principale per le armi non era disponibile. In più la flotta klingon e le quattro navi federali stavano scaricando tutte le loro armi contro lo scafo.
Esplosioni scaturirono da tutte le parti, condotti di energia saltarono in aria in plancia, colpendo Braks e facendolo cadere a terra con una scheggia di una lega di poliduranium conficcata nel petto.
Cercando di estirparsela via, si mise in piedi ed osservò l’immenso schermo visore ovale che visualizzava migliaia e migliaia di luci verdi e fasci di luce color ambra che colpivano la sua nave.
Chiedendosi quale tipo di arma avessero usato per penetrare i suoi scudi, e non riuscendo a credere che una nave del Regno Pak potesse essere sconfitta in quella maniera, cercò di mantenere il sangue freddo e di ragionare sulla prossima mossa da fare.
Ma, quell’azione, fu l’ultima cosa che fece.
La nave Pak esplose e i frammenti del suo scavo fluttuarono per tutto il sistema, mentre l’onda d’urto di energia sprigionata investì gran parte delle navi klingon.
Alcune vennero danneggiate, altre vennero distrutte dalla deflagrazione.
La Jagh’Tagh, scaraventata a qualche chilometro di distanza dalla sua posizione, perse il sistema di supporto vitale e la propulsione ad impulso e a curvatura.
Le navi della Federazione, che stavano nella retrovia, riportarono pochi danni dall’esplosione della nave Pak.

Picard, ancora incredulo per ciò che stava osservando, rimase a contemplare i detriti incandescenti della nave aliena che venivano scagliati in tutte le direzioni. Poi, scuotendosi da quello stato d’animo, sferrò energicamente un pugno sul suo bracciolo, lasciandosi andare ad una dimostrazione di soddisfazione.
“Sì!” esclamò ridendo, scaricando così tutta la tensione che aveva accumulato. “Abbiamo vinto!” Riker e Troi furono piacevolmente sorpresi di vedere il loro capitano reagire in quella maniera. In tutti quegli anni di servizio era sempre riuscito a contenersi.
“Il piano della squadra 28 ha funzionato alla grande!” esclamò la voce di Q, quindi l’entità fece il suo ingresso in plancia, preceduto dal consueto lampo di luce.
Picard, tornando serio, si alzò dalla sua sedia e s’accostò a Q, lo osservò con sguardo truce e gli chiese: “Perché?”
“Perché?” fece di rimando Q, con un sorriso sarcastico sulle labbra. “Voi Homo Sapiens non riuscite a capire un tubo!”
“Hai orchestrato tutta questa vicenda per saziare una tua perversa fantasia!” urlò Picard con tono minaccioso e gli occhi fiammeggianti dall’ira.
“Non dire così, mon capitaine!” disse Q cercando di fare l’offeso. “Così mi ferisci!”
“Sono morte migliaia di persone!” replicò Picard.
“Sarebbero morte lo stesso!” rispose Q. “I Pak sarebbero arrivati lo stesso, avrebbero spazzato via la vostra Federazione. Per fortuna che ho conosciuto i membri della squadra 28 e ho, diciamo, ispirato il loro lavoro in modo che comprendessero!”
“Comprendessero cosa?” chiese Data intromettendosi nel discorso.
“Uno dei più grandi misteri dell’universo!” disse Q volgendo gli occhi verso l’Androide; quindi, tornando a fissare Picard, aggiunse: “Il tempo!”
“Quindi avresti ispirato il lavoro di quei ragazzi in modo che un giorno potessero creare un’arma come il siluro cronotonico?” interloquì Yar.
“La tecnologia dei siluri cronotonici è parte integrante della cultura Kremin!” ribeccò Q. “Io, diciamo, li ho fatto solo conoscere la bellezza della comprensione del tempo!”
“Un po’ come hai fatto qualche tempo fa quando mi hai fatto vivere passato, presente e futuro, creando quel paradosso e la relativa fuga di antitempo?” chiese Picard sentendo la rabbia che stava pian piano scemando. “Esatto!” esclamò Q. “Ti ricordi cosa ti dissi all’epoca?”
Picard cercò di fare mente locale, ed alla fine rispose: “Che il mio compito non è scoprire stelle o studiare nebulose, ma esplorare affondo le ignote possibilità dell’esistenza!”
“Esatto!” bisbigliò Q. “La vostra limitata razza, grazie al lavoro di quei ragazzi, ha cominciato a muovere i primi passi in un campo che non avete nemmeno idea di dove vi condurrà!” quindi muovendosi su e giù per la plancia, aggiunse: “Avete cominciato a muovere i primi passi in una nuova frontiera! In cui la fantasia e la conoscenza è di primaria importanza! Senza fantasia non potete comprendere ciò che vi circonda e se non lo comprendete non lo conoscete!”
“Che cosa significa?” chiese Troi parlando a nome di tutti.
Ma Q non rispose, sorrise e alzò una mano verso l’alto in segno di saluto. Quindi, con tono mellifluo, disse: “Un giorno lo scoprirete!”
Poi schioccò le dita e scomparve, avvolto da una luce accecante.
Picard, Riker, Yar, Data e Troi rimasero senza parole.
Poi, molto amareggiato, il capitano tornò a sedersi e attivò l’interfono verso la sala macchine.
“Geordie! Rapporto danni!” chiese.
Il capo ingegnere, procedendo verso il pannello di comunicazione più vicino, rispose: “Abbiamo diversi danni ai sistemi di trasferimento del plasma e falle nello scafo sui ponti sette, diciannove e ventidue. Stiamo contenendo una falla nel nucleo di curvatura, tra qualche minuto potremmo avere velocità di curvatura, ma consiglio caldamente di non superare curvatura cinque!”
“Ricevuto!” fece Picard, quindi chiamò l’infermeria e disse: “Dottoressa Crusher, rapporto!”
La dottoressa, seduta nel suo ufficio, mentre Ogawa le stava curando una bruciatura da plasma con un rigeneratore dermico, rispose: “Abbiamo avuto diciotto morti signore, più trentadue feriti!”
Picard rimase in silenzio e chiuse gli occhi. Diciotto persone avevano perso la vita quel giorno, proprio come l’ultima volta che Q aveva fatto incontrare i Borg all’Enterprise anni addietro.
Si chiese in quel frangente se il numero diciotto avesse un significato per Q, oppure il numero delle vittime era solo una coincidenza.
Poi, però, ripensando al numero dei caduti e delle astronavi distrutte, pensò che la sua ipotesi era priva di fondamenta.
Quindi, dopo aver interrotto la comunicazione con l’infermeria, il capitano attivò un canale con l’armeria. “Squadra 28 a rapporto in plancia!”

Nel mentre la Squadra 28 veniva convocata da Picard, Kirk e il suo equipaggio si stavano dando da fare per rimettere in sesto i sistemi principali. Quando i sistemi di comunicazione erano stati riparati, il capitano ordinò ad Uhura di aprire un canale con la Jagh’Tagh.
“Canale aperto, capitano!” riferì il comandante. “Solo audio!”
Dagli altoparlanti, la voce di Kor risuonava allegra e spensierata. “Kirk, amico mio! Oggi abbiamo riportato una grande vittoria!”
“Già!” replicò semplicemente Kirk. “Avete bisogno di assistenza?”
“I nostri sistemi di propulsione sono fuori uso!” confessò Kor a malincuore. “Abbiamo bisogno di una mano per arrivare alla base stellare più vicina!”
“Vi traineremo alla base stellare uno, dove i nostri tecnici rimetteranno a nuova la vostra ammiraglia!” propose Kirk.
Ci fu un attimo di silenzio, durante il quale Kor si chiese se era una soluzione saggia accettare o meno la proposta di Kirk. Dopotutto i tecnici della Federazione avrebbero avuto accesso ad aree riservate della nave e ai suoi schemi tecnici. La tecnologia dell’Impero Klingon sarebbe stata messa a nudo. Ma poi, ripensando che oramai Klingon e Federazione erano alleati, accetto con gratitudine la proposta di Kirk.

Nello stesso tempo, Janeway e Kira stavano discutendo tra di loro (Sisko fu ferito durante l’ultima bordata ed adesso era costretto a stare in infermeria con ferite di plasma al volto e una commozione celebrale).
La Defiant era messa veramente molto male e gran parte dell’equipaggio era ferito e aveva bisogno di assistenza medica adeguata.
Benché Bashir fosse un ottimo medico, l’infermeria della piccola nave da guerra non era in grado di assistere tutta la gente ferita.
“Teletrasporteremo i vostri feriti a bordo!” disse Janeway.
“Grazie, capitano!” disse la Bajoriana con un mezzo sorriso sulle labbra. Poi, sbattendo le palpebre e alzando leggermente il mento, aggiunse: “Ah, un’altra cosa: avremmo bisogno di una mano per arrivare fino alla Terra. I nostri motori sono fuori uso!”
“Purtroppo il nostro raggio traente non è funzionante, non possiamo trainarvi noi!” rispose Janeway seriamente rammaricata.
“In tal caso vediamo se l’Enterprise o la Roma ci possono trainare!” replicò Kira. “Grazie lo stesso per l’assistenza.”

Mentre la Squadra 28 entrava sul ponte di comando, Data riferì a Picard che il colonnello Kira chiedeva se era possibile che l’Enterprise agganciasse la Defiant con un raggio traente e la rimorchiasse sino alla base stellare uno.
“Dica al colonnello che la cosa è fattibile, quindi attivi il raggio traente!” disse Picard.
“Sì, capitano!” replicò Data.
Poi Picard, volgendo l’attenzione alla Squadra 28, e dardeggiando lo sguardo da un membro all’altro, con un sorriso sulle labbra, fece: “Grazie al vostro lavoro, siamo stati in grado di contrastare un nemico che ci voleva distruggere! Ben fatto ragazzi!”
“Grazie, signore!” rispose Crush a nome di tutti.
Picard, annuendo con la testa, volse lo sguardo alla postazione del timoniere e disse: “Signor Crush, prenda il timone.”
Luke, sorpreso, volse un fuggevole sguardo a Monica, quindi, con un po’ di eccitazione nel cuore, si avvicinò alla postazione del timoniere e, delicatamente si sedette sulla poltrona.
Passò i polpastrelli delle dita sulla consolle e si gustò per un attimo quel momento. Da quando era bambino, aveva sempre sperato di essere ai comandi della nave ammiraglia della Federazione.
Ora che si trovava veramente al timone, quasi non ci credeva. Si chiese se stesse sognando oppure era veramente sveglio.
“Signor Data,” fece Picard tornando a sedersi sulla poltrona di comando, “abbiamo rimorchiato la Defiant?”
“Sissignore!” rispose tosto l’Androide.
Quindi Picard, sorridendo, osservando sullo schermo visore le navi klingon che stavano entrando in curvatura, facendo rotta verso il confine, disse: “Signor Crush, imposti una rotta verso la Terra e l’attivi a curvatura cinque!”
“Sissignore!” rispose Crush sorridente. Fece scorrere le dita sui comandi e dopo aver inserito le coordinate, aggiunse: “Rotta impostata, capitano!”
Alzando il braccio e abbassandolo, accompagnando il gesto con le parole, il capitano ordino: “Attivare!”
La piccola flotta, insieme alla Jagh’Tagh, si mosse verso la Terra; entrò in curvatura, lasciandosi alle spalle i detriti fluttuanti della nave Pak.