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CAPITOLO IV

La USS Roma NX-28398 era appena uscita dalla curvatura, vicino all’orbita di Sedna. Era molto in anticipo sul piano di volo, quasi 4 ore, e il capitano James T. Kirk se la volle prendere comoda, facendo un piccolo giretto a tutta potenza d’impulso per il sistema solare. Era orgoglioso di quella nave, certo non si chiamava Enterprise, ma era pur sempre una nave stellare è questo era quello che importava. Simile come designer ai vecchi modelli NX della Flotta Astrale terrestre, era lunga quasi 540 metri con ben 25 ponti. Progettata come nave da battaglia durante la guerra del Dominio, la classe Roma, secondo gli ingegneri della Flotta Stellare, doveva sostituire la più piccola, se ben maneggevole, classe Defiant durante i combattimenti in prima linea. I suoi scudi erano più potenti di un’astronave di classe Sovereign e le sue armi erano più sofisticate di quelli della classe Prometheus.
Varata in data stellare 52263.1 riuscì in poco tempo a farsi una grande fama, grazie al suo grande equipaggio: delle leggende viventi.
Infatti James T. Kirk, come ufficiali anziani, volle al suo fianco i suoi vecchi amici di mille avventure; riuscì a riunire Spock, Montgomery Scott, Leonard McCoy, Pavel Chekov, Hikaru Sulu e Nyota Uhura. Questi ultimi quattro, dopo un soggiorno di tre anni sul pianeta dei Bak’U, riacquistarono l’aspetto che avevano durante i trattati di pace di Khitomer nel 2291.

Mentre la Roma superava l’orbita di Sedna per entrare in quella di Plutone, Kirk e McCoy, chiusi in sala tattica stavano sorseggiando un po’ di brandy cressamo.
“Non pensavo che avresti accettato di presiedere alla cerimonia di giuramento!” disse McCoy dopo aver trangugiato tutto in un sorso il contenuto del suo bicchiere.
“Perché no?” chiese Kirk.
“Di solito non sei per le parate!”
Kirk avvicinò il suo bicchiere alle labbra, non aveva mai assaggiato il brandy cressamo, odorò il contenuto e si accorse che l’odore era molto forte, più forte ancora di quello della birra romulana. Ne assaggiò un piccolo sorso e subito si senti la bocca andare in fiamme. Gli occhi gli si inumidirono e fece un piccolo colpo di tosse.
“Non sono abituato a questa roba, Bones!” confessò Kirk allontanando da sé il bicchiere.
“Ci vuole un po’ per abituarsi!” replicò il dottore dopo aver afferrato il bicchiere di Kirk e bevendone il contenuto. “I Cressam sanno fare di liquori veramente forti!”
In quel momento, il campanello della sala tattica trillò e Kirk invitò la persona dall’altra parte della porta ad entrare. “Capitano!” esclamò Spock con le mani dietro la schiena e facendo un passo in avanti non appena le porte si aprirono. “Siamo entrati nel sistema solare, abbiamo appena lasciato l’orbita di Sedna e ci stiamo dirigendo a tutta potenza d’impulso verso la Terra!”
“Grazie, signor Spock!” replicò Kirk
“Spock!” interloquì il dottore. “Vuole qualcosa da bere?”
“Grazie dottore!” disse il Vulcaniano. “Ma non ho bisogno delle sue tossine alcoliche, soprattutto a quest’ora del mattino!”
“Un bicchierino per scaldarsi il corpo, ambasciatore, non fai mai male!” replicò il dottore.
“Il supporto vitale di questa nave mantiene la temperatura costante in ogni parte di essa.” fece Spock. “Il valore di tale temperatura è di ventidue punto cinque gradi celsius, per cui non vedo la logica nello ‘scaldarsi il corpo’ con un bicchiere di liquore come dice lei dottore!”
“Vulcaniani!” esclamò esasperato McCoy.
In quel frangente, dal comunicatore di Kirk risuonò la voce squillante del comandante Uhura che disse: “Capitano, la nave stellare Defiant è su una rotta di intercettazione, il capitano Benjamin Sisko sul canale per lei!”
“Trasferisca la comunicazione in sala tattica!” ordinò Kirk dopo aver sfiorato il suo comunicatore.
“Sì, signore!”
Qualche istante dopo, sul display del terminale del computer posto sulla scrivania di Kirk apparve il logo della Federazione Unita dei Pianeti, sostituita un secondo dopo dal viso sorridente del capitano Benjamin Sisko di Deep Space Nine, comodamente seduto sulla poltrona di comando della plancia della Defiant.
“Capitano Kirk, è un piacere rivederla!” disse il capitano della Defiant.
“Il piacere è reciproco, capitano Sisko!” replicò Kirk con un sorriso sulle labbra.
“Noto con piacere che alla fine ha accettato l’invito del Comando di Flotta!” disse Sisko incrociando le dita delle mani come fa di solito.
“Ero ansioso di vedere come si sono comportati i cadetti della Squadra 28!” disse Kirk.
“Ah!” esclamò Sisko. “La squadra del cadetto Nog!”
“Esatto!” esclamò Kirk con un sorriso sulle labbra. “Lo scorso anno abbiamo assistito la Squadra 28 su un esperimento riguardante la velocità supercurvatura.”
“Sì, ne sono a conoscenza!” replicò Sisko. “Il cadetto Nog informò suo padre Rom che la sua squadra stava progettando una navetta in grado di superare la barriera di curvatura dieci, così da poter viaggiare a ritroso nel tempo senza l’ausilio dell’effetto fionda gravitazionale.”
“Esatto!” disse Kirk. “Purtroppo l’esperimento falli, ma i punti base per la creazione di una navetta in grado di viaggiare oltre curvatura dieci… o come il signor Crush la battezzò, curvatura temporale, sono assai suggestive.”
“Ho capito!” annuì con la testa il capitano della Defiant. “Le dispiace se ci affianchiamo a voi e facciamo la strada insieme?”
“No assolutamente!” rispose tostò Kirk.
“Bene! Ci vediamo all’attracco spaziale quindi, Sisko chiude!”
All’attracco spaziale le procedure di ormeggio per la USS Enterprise NCC-1701-E erano quasi completate. Il capitano Picard stava osservando, dallo schermo visore della plancia, la Voyager-A già attraccata e pronta per una revisione di controllo e la Shran, una nave di classe Prometheus.
“Procedure di attracco completate!” esclamò improvvisamente il comandante Data.
“Molto bene!” disse Picard alzandosi dalla poltrona e tirandosi la casacca dell’uniforme. Poi si rivolse al comandante Riker ch’era seduto sulla sua sedia, alla destra di quella di comando. “Numero Uno, prenda il comando sino al mio ritorno. Spero che non sia una cosa lunga!” “Sì, signore!” disse il comandante alzandosi dalla sua sedia e sistemandosi su quella di comando, poi si sporse verso sinistra, avvicinandosi al consigliere Troi e sussurrò:“Con tutti quegli ammiragli che si pavoneggeranno, per non parlare di Nakamura che terrà il discorso del Giuramento, mi sa che il capitano si ‘divertirà’ parecchio!”
Troi rise di gusto e replicò: “Ne sono certa!”
Nel frattempo il capitano era appena arrivato sul ponte tre e stava andando verso i suoi alloggi per cambiarsi con l’alta uniforme. Gli ci vollero pochi minuti. Poi uscì dai suoi alloggi e andò al turbascensore. Digitò manualmente la destinazione: il ponte dieci. Non appena le porte del turbascensore di aprirono, si trovò davanti il comandante LaForge e il dottor Crusher.
“Pronto per la cerimonia Jean-Luc?” gli chiese Crusher in tono sarcastico.
“Come non mai!” rispose Picard con poco entusiasmo. Poi, rivolgendosi al capo ingegnere, aggiunse: “Geordie, nel frattempo che siamo attraccati alla base, vorrei che facesse una diagnostica del nucleo a curvatura.”
“Era già mia intenzione farla, signore!” rispose LaForge con un sorrisetto sulle labbra.
“Bene!” replicò Picard contracambiando a quel sorriso. “Ed ora, se volete scusarmi… vado ad annoiarmi a morte!”
Quindi il capitano girò le spalle ai suoi ufficiali, che nel frattempo si scambiarono un sorriso tra di loro, e si diresse verso la sala teletrasporto tre.
Entrato che fu, ordinò all’addetto di teletrasportarlo sulla base stellare, al livello ufficiali.
“Signorsì!” fu la risposta pronta del giovane tenente.
Quindi Picard salì sulla pedana del teletrasporto, mentre il tenente stava inserendo le coordinate. Non appena l’addetto fece un cenno col capo al capitano, Picard ordinò: “Energia!”
Allora il tenente fece scivolare il pollice sul pannello di controllo. Picard venne avvolto dal fascio di energia azzurro, smaterializzato e rimaterializzato sulla Base Stellare Uno.
Disceso dalla piattaforma del teletrasporto, venne subito accolto da un giovane tenente-comandante, una femmina Boliana che gli protese la mano.
“Capitano Picard,” fece, “sono il tenente-comandante Baverial, responsabile delle pubbliche relazioni sulla Base Stellare Uno.”
Il comandante, come tutti i Boliani, parlò così speditamente che Picard riuscì a stento a seguire quello che stava dicendo.
“E’ un piacere!” disse Picard con un sorriso forzato sulle labbra e stringendo la mano della Boliana.
“Se le può interessare il capitano Janeway è nel club ufficiali, mentre la stazione Idra ha rilevato l’uscita dalla curvatura della Roma e della Defiant vicino all’orbita di Sedna meno di quindici minuti fa!”
“Ho capito!” disse Picard. “Credo che andrò al club ufficiali per salutare il capitano Janeway!” e così facendo, pensava, di potersi liberare della Boliana e della sua parlantina.
“Ah, capitano, la navetta per il trasporto degli Ufficiali è in attesa all’hangar navette cinque.”
Picard annuì con la testa, facendo per una seconda volta un sorriso forzato. Poi, quando si voltò, sbuffò piano e si diresse lungo il corridoio sino ad arrivare al club ufficiali.

Ivi trovò moltissimi capitani e comandanti della Flotta Stellare, di quasi tutte le razze che compongono la Federazione. Non fu difficile trovare il capitano Janeway, poiché di umani ce n’erano pochi quel giorno.
Picard si avvicinò ad un replicatore e ordinò dell’Earl Grey, quindi si mosse verso il tavolo di Janeway e, una volta che era a pochi passi da lei, disse: “Le dispiace se mi siedo con lei a tenerle compagnia?”
“Jean-Luc!” esclamò Janeway con un sorriso sulle labbra e alzandosi dal tavolo allungò una mano verso il capitano dell’Enterprise che la strinse con molto calore.
“Vedo che anche lei è arrivato in anticipo.” aggiunse Janeway mentre tornava a sedere.
“L’Enterprise era nel settore zero zero otto quando Nakamura mi ha contattato e mi ha “invitato” alla cerimonia per il giuramento dei nuovi ufficiali!” disse Picard sedendosi al tavolo.
“E lei ha accolto l’invito con molto entusiasmo scommetto!” disse Janeway.
“Già!” fu la secca risposta priva di qualsivoglia emozione nella voce di Picard.
“Noi invece siamo arrivati tre giorni fa!” disse Janeway. “Siamo stati sorpresi da una tempesta ionica la scorsa settimana, mentre stavamo prestando aiuto ad una nave di coloni di Alpha Centauri che aveva problemi con un generatore di mesoni.”
“Molti danni?” chiese Picard dopo aver sorseggiato un sorso di tè.
“Abbastanza!” rispose Janeway rabbuiandosi in viso. “Abbiamo dovuto accogliere a bordo della Voyager i coloni. La loro nave era gravemente danneggiata e in più il loro generatore mesonico stava andando in sovraccarico.”
Picard e Janeway continuarono a parlare del più e del meno e delle rispettive missioni negli ultimi mesi per almeno un paio d’ore. Poi decisero di fare quattro passi sulla passeggiata della Base Stellare. Non appena giunsero ad una finestra che si affacciava sul pianeta, Janeway si fermò e disse a Picard: “E’ una vera bellezza, cinque anni nel Quadrante Delta sono bastati per farmi apprezzare la sua bellezza!”

Passò un’ora e cinquantadue minuti da quando Picard s’era teletrasportato alla Base Stellare Uno, che ecco che la Roma e la Defiant si stavano accingendo a mettere in sospensione tutti i sistemi in modo che i raggi traenti della stazione le trainassero all’interno del bacino d’ormeggio.
Le procedure di attracco, secondo Sulu, erano diventate più lunghe di quelle che solitamente la Flotta Stellare usava nel XXIII secolo.
Nel mentre le morse d’ormeggio venivano agganciate alle navi, Sisko e Kirk si stavano teletrasportando sulla pedana dell’attracco spaziale. Ivi vennero accolti da Baverial che l’informò che Picard e Janeway li stavano aspettando all’hangar cinque.
“Ci può condurre lei all’hangar cinque?” chiese Sisko.
“Da questa parte!” disse Baverial con un sorriso sulle labbra.

Arrivati all’hangar cinque, un grande spiazzo grigio dove erano ormeggiati molti Ranebout e navette di ogni tipo, Sisko e Kirk salutarono calorosamente Picard e Janeway.
“Pronti per la cerimonia?” chiese Kirk a Picard ben sapendo dell’odio di questi per le festività con l’ammiragliato di Flotta.
“Mai stato pronto!” replicò il capitano dell’Enterprise con tono sconsolato.
Sisko e Kirk risero di gusto, mentre Janeway dal canto suo disse: “Coraggio Jean-Luc, sembra quasi che stia andando incontro ad un plotone di esecuzione!”
“Un plotone di esecuzione sarebbe di gran lunga meglio!” disse Picard. “Almeno non ti ammazza lentamente con le storie delle sue imprese.”
“Quando sarò ammiraglio,” interloquì Sisko sorridente, “non mi pavoneggerò e non ammazzerò nessuno di noia!”
“Signori!” esclamò Janeway. “Vogliamo fare tardi? La navetta sta per partire…” quindi salì sulla T’Senek, una navetta di tipo sei, e mentre stava prendendo posto, continuò con una provocazione: “E comunque si sa che voi uomini vi pavoneggiate sempre!”
Kirk, Picard e Sisko si sentirono alquanto punzecchiato, tanto che il capitano di DS9 disse: “Guardi Janeway ch’è in minoranza attualmente!”
“Attualmente!” replicò sorridendo il capitano della Voyager.
Poco dopo, non appena i quattro capitano presero posto a sedere, il pilota della navetta, un maschio Benziti, accese i propulsori; il controllo di volo aprì il portellone dell’hangar e la navetta volò fuori dall’attracco spaziale, entrò nell’atmosfera terreste e si diresse verso San Francisco, al quartier generale della Flotta Stellare.