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CAPITOLO VII

La navetta che trasportava Kirk, Picard, Sisko e Janeway atterrò all’estremità settentrionale del Presidio.
Il portello si aprì lentamente e i quattro capitani uscirono all’aria aperta e Kirk respirò il fragrante profumo dei fiori che crescevano nelle aiuole. Picard si guardava in giro, con gli occhi ridotti a piccole fessure per via del battente sole, mentre Janeway e Sisko parlavano tra di loro di ricette di cucina.
Si incamminarono verso l’Accademia e entrarono in Christopher Pike Park, il piccolo parco antistante i locali della scuola di comando; una stradina selciata con piccole pietre bianche da lì conduceva al parco centrale: l’Oraisal Park (battezzato così in onore di Oraisal, capitano di vascello Andoriano che sacrificò la sua vita, attirando il fuoco di un Falco da Guerra Romulano durante le guerre tra la Terra e i suoi alleati contro Romulus, permettendo a tre navi terresti, gravemente danneggiate, di mettersi in salvo).
Ivi, vicino al bordo della carreggiata, intento a sistemare una pianticella di nontiscordardime, v’era un vecchietto di circa centoventicinque anni. Il suo viso era severo e le folte sopracciglia gli davano l’aria del vecchio saggio; Sisko lo considerava come una specie di mago Merlino senza barba.
Picard, sorridendo, si scostò da Kirk con il quale stava parlando chiedendogli scusa; Sisko e Janeway vennero dietro al capitano dell’Enterprise.
“Boothby!” esclamò Picard sorridente una volta che fu a pochi passi dal vecchietto.
Il vecchio giardiniere dell’Accademia alzò il capo, si parò gli occhi con una mano per proteggersi dai raggi del sole e, sorridendo anch’egli, disse: “Jean-Luc Picard!”
“Salve Boohtby!” fece Sisko arrivando alle spalle di Picard.
“Ah!” esclamò il giardiniere mettendosi in piedi e pulendosi le mani. “Vedo che l’ammiraglio Nakamura vi ha riuniti tutti qua per la grande festa! Kathyn! Benjamin! Siete pronti per una bella mattinata di noia mortale?”
Mentre Boothby salutava con una stretta di mano il capitano della Defiant e della Voyager, Kirk si avvicinò alla comitiva e rimase in disparte.
Picard si accorse di ciò e facendo un cenno a Kirk lo invitò ad avvicinarsi ancor di più.
“Capitano Kirk!” fece Picard. “Le presento Ray Boothby, giardiniere capo dell’Accademia della Flotta Stellare.” e poi rivolgendosi al giardiniere. “Boothby, il capitano James T. Kirk!”
I due si strinsero calorosamente la mano e poi Boothby disse: “L’ho riconosciuta subito! La sua immagine olografica è la migliore di tutta la sala storia dell’Accademia, persino migliore di quella di Zefram Cochrain!”
Kirk non seppe cosa replicare e Janeway, per togliere il capitano della Roma dall’imbarazzo, interloquì dicendo: “Boothby, come stanno le rose del giardino?”
“Stanno crescendo che è una meraviglia!” rispose tosto il giardiniere e poi aggiunse: “Comunque forse non è il caso di parlare di rose proprio ora. Manca poco alla cerimonia di giuramento!”
Così, unitosi ai quattro capitani, Boothby si diresse lungo il viale, e guidò la comitiva sino a Oraisal Park.

Erano le undici del mattino, ora di San Francisco, quando la banda musicale cominciò a suonare l’Inno della Federazione e ben trecentoventi cadetti, abbigliati con l’alta uniforme, fecero la loro comparsa, marciando in file di sette per volta verso il palco delle autorità, ivi ove erano Kirk, Picard, Sisko e Janeway, insieme a vari ammiragli tra cui Erik Nakamura e Walter Brook (professore di tattica militare). I parenti e gli amici, posti sulle tribune laterali, stavano scattando foto o filmando i cadetti con le loro olocamere. I genitori invece erano molto emozionati a vedere i propri figli marciare parati verso le autorità.
Quando i cadetti si disposero ordinatamente dinnanzi al palco, la musica cessò, e Nakamura si avvicinò al leggio e attivò il suo comunicatore, il quale era collegato all’impianto di amplificazione del parco dell’Accademia.
“Benvenuti a tutti signore e signori!” cominciò. “Sono l’ammiraglio Erik Nakamura e per me è un grande onore poter essere qui presente a presiedere a questa cerimonia di giuramento. Oggi, questi trecentoventi cadetti diventeranno ufficiali della Flotta Stellare della Federazione Unita dei Pianeti. Una nuova generazione navigherà tra le stelle e proseguirà il lavoro di coloro che quest’anno andranno in congedo.”
Nakamura andò avanti con frasi di circostanza per almeno quindici ininterrotti minuti, durante i quali Picard faticava parecchio a non dimostrarsi insofferente.

Dopo il discorso dell’ammiraglio Nakamura, prese la parola l’ammiraglio Sovak, un Vulcaniano di trecentodieci anni che sarebbe andato in congedo la settimana seguente. Anche Sovak, come Nakamura, cominciò un discorso pieno di paroloni e di ringraziamenti. Quindi, dopo il Vulcaniano, prese la parola il capitano Exat, un Tellarite, e dopo di lui seguirono nell’ordine: il capitano Vulman, una femmina Boliana che parlò per quasi più di mezz’ora, l’ammiraglio Fryjan di Bersus e infine il capitano Spinelli, un anziano umano di centoquarantadue anni, il quale si limitò a dire: “Ringrazio tutti coloro che mi hanno appoggiato durante la mia carriera, e il mio equipaggio di quando ero capitano della U.S.S. Gorkon.” quindi tornò a sedersi tra uno scroscio di applausi e molte ammirazioni da parte dei cadetti che erano abbastanza stanchi di stare fermi come statue di marmo sotto il sole cocente.
Nakamura riprese la parola e cominciò dicendo: “Ed ora, signori, verrete chiamati uno alla volta per prestare giuramento!” quindi il suo attendente gli porse un DiPAD; mentre un guardiamarina si posizionò con una bandiera dinnanzi al palco; l’ammiraglio cominciò a chiamare il primo cadetto della lista: Luke William Crush.
Egli si presentò, pose una mano sull’asta della bandiera e cominciò a dire: “Io, Luke William Crush, giuro fedeltà alla bandiera della Federazione Unita dei Pianeti e ai principi di libertà e di giustizia che essa rappresenta. Giuro di proteggerla da tutti i nemici che la minacceranno. Giuro di rispettare la Prima Direttiva in modo che la cultura di un popolo possa evolversi senza interferenza esterna. Lo giuro!”
Quindi s’avvicinò a Nakamura è appose la sua impronta digitale sul DiPAD, firmando in tal modo la sua dichiarazione di giuramento.
Quindi toccò prestare giuramento ad un altro caposquadra, il cadetto Mornar, un giovane maschio di Betazed.

Dopo che i capisquadra ebbero prestato giuramento, toccò ai loro vice. Monica Jones fu la prima a prestar giuramento e poi vennero chiamati tutti gli altri.
La cerimonia si stava protraendo più al lungo di quanto Picard s’era augurato. Erano quasi le due e mancavano solo una cinquantina di cadetti da far giurare.

Nakamura guardò soddisfatto i cadetti, mise da parte il DiPAD e disse: “Con le parole che oggi avete pronunciato, siete diventati a tutti gli effetti ufficiali della Flotta Stellare della Federazione Unita dei Pianeti. Ma ricordate… la Flotta Stellare non vuole ufficiali che eseguano cecamente gli ordini, il vostro compito sarà quello di analizzare una situazione e valutare se tali ordini siano da applicare o meno.” fece una piccola pausa, dardeggiò con gli occhi da un cadetto ad un altro e poi aggiunse: “Congratulazioni a tutti quanti voi!”
Uno scroscio di applausi si levò nell’aria, mentre Sisko, sottovoce, commentò: “Ogni anno dice sempre le stesse cose!”
“Sa, al mio giuramento, non hanno fatto un discorso del genere!” disse Janeway.
Kirk entrò nel discorso dicendo: “Con i Fondatori che possono assumere qualunque identità, è meglio ragionare con la propria testa e nello stesso tempo essere saldi ai principi della Flotta!”
“Ma secondo lei queste parole non spronano all’insubordinazione?” chiese Sisko.
Kirk fece per parlare, quando si accorse che l’attendente dell’ammiraglio gli si stava avvicinando con fare nervoso.
“Signore!” esclamò questi alle spalle di Nakamura. “C’è ancora un cadetto che non è stato chiamato per il giuramento.”
Nakamura si sentì impacciato, pensava di averli chiamati tutti e invece, effettivamente, sul DiPAD v’era ancora un nome da spulciare.
“Scusate!” esclamò l’ammiraglio alzando una mano verso l’alto. “Scusate. Chiedo scusa al cadetto Anthony Gary, che ho omesso di chiamare. Si presenti, cadetto Gary!”
Picard non ce la faceva più, si massaggiò gli occhi con il pollice e il medio della mano destra, represse uno sbadiglio e tirò su col naso. Quindi guardò verso i cadetti e si accorse che non battevano ciglio; si aspettava da un momento all’altro di vedere apparire Gary dinnanzi al vessillifero e prestare giuramento, ma non v’era nessun cadetto che si stava muovendo. Guardò verso l’alto, cercando di far riposare gli occhi osservando l’azzurro del cielo; ma fu in quel momento che vide qualcosa che non si aspettava di vedere: uno stormo di uccelli che, immobile in aria, non battevano ali. Volse lo sguardo verso l’orologio dell’Accademia e si accorse che i secondi non andavano avanti. Si alzò lentamente dalla sua sedia e guardò Kirk, il quale aveva gli occhi semi chiusi, come se fosse un’olofoto; stessa cosa per Sisko e Janeway. Nessuno batteva ciglia, nessuno si muoveva. Era come se il mondo intorno a Picard si fosse di colpo congelato; come se il tempo fosse fermo sempre allo stesso istante.
“Ma cosa sta succedendo?” si chiese parlando tra sé e sé e per un attimo si chiese se non stesse solo sognando.
Poi, all’improvviso, ecco che tra i cadetti si stava facendo strada, verso il vessillifero, qualcuno. Picard si meravigliò grandemente quando s’accorse di chi si trattava.
“Bon jour mon capitaine!” salutò quel qualcuno.
Q, vestito con un’alta uniforme da cadetto, stava sorridendo, divertito dalla sorpresa che s’era dipinta sul volto del capitano dell’Enterprise.