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CAPITOLO IX

Un pesante silenzio cadde in sala controllo, interrotto soltanto dai trilli e dai vari allarmi delle consolle.
Fisher si guardò intorno, osservando uno ad uno i suoi ufficiali. Tutti attendevano un suo ordine, ma in quel momento non seppe cosa dire: la paura, per un attimo, ghermì il suo cuore e si sentì come disperso e impotente.
Poco dopo, scuotendosi da quello stato, recuperando il suo sangue freddo, si diresse al turboascensore, rivolse lo sguardo a Lirals e gli disse: "Scendo al generatore, tenterò di disattivarlo se è possibile. Prenda il comando fino a mio ritorno!"
"Signore," disse il Bajoriano facendo un passo incontro a Fisher, "abbiamo pochissimo tempo!"
"Lo so!" replicò il comandante.
Picker, con il cuore pieno di apprensione, non disse nulla, ma si limitò ad osservare il suo parente entrare nella cabina del turboascensore, digitare alcuni comandi e scendere verso il basso, scomparendo dalla sala.

Il tempo premeva e Fisher cominciò a correre lungo i corridoi incespicando continuamente per via dei molti rialzi che vi erano tra una sezione all'altra.
Si chiese perché mai l’architettura cardassiana concepiva tutti quei rialzi.
Sbuffi di vapore ad alta pressione scaturivano dall'alto e più di una volta, pensando che fossero perdite di plasma, si gettò a terra e si coprì la testa con le braccia.
Mentre correva verso la sala controllo del generatore, sbatte contro un campo di forza e cadde rovinosamente all’indietro.
Rialzatosi si accorse subito che gli girava la testa, era leggermente stordito; quindi per tentare di superare tale stato, scosse violentemente il capo e guardò dritto dinanzi a sé. Si avvicinò all'articolazione della sezione e allungò lentamente una mano dinnanzi a sé; subito sentì una scarica elettrica che gli colpì i polpastrelli delle dita ed ecco che, a meno di trenta centimetri dal suo naso, uno scintillio di luce gialla scacciò le tenebre che s'erano venute a creare.
Attivando il suo comunicatore, chiamò Picker, e disse: "Disattiva il campo di forza nella sezione quarantasette del livello del generatore."
"Subito!" fu la pronta risposta del tenente.
Poco dopo, ecco che il campo di forza venne abbassato e Fisher riprese la sua corsa sfrenata lungo il corridoio.

Una volta entrato in sala controllo, si avvicinò di corsa al pannello che monitorizza i valori di energia del generatore. Li osservò attentamente e si accorse che mancavano pochi minuti affinché il generatore raggiungesse il livello critico. Mentre leggeva questi dati, ecco che alle sue orecchie giunse un suono flebile che pian piano cominciava ad aumentare di intensità. Subito si allontanò dallo schermo della consolle e, qualche secondo dopo, ecco che esso esplose, rilasciando un’intensa nube di gas ionizzato.
"Sala comando a comandante Fisher!" esclamò la voce di Lirals.
Tossendo e spolverandosi l’uniforme, il comandante rispose: "Q ui Fisher!"
"Signore, mancano meno di quattro minuti all'esplosione!"
"Ho capito!" disse semplicemente il comandante; quindi avvicinandosi al pannello di controllo digitò il suo codice di sicurezza e subito dopo alcuni comandi che avrebbero dovuto disattivare il generatore: ma ciò non accadde. Il generatore era ancora attivo, e la carica non riusciva a affluire normalmente lungo le linee di trasmissione.
"Fisher a sala comando," urlò dopo avere attivato il suo comunicatore. "Abbiamo un problema!"
In sala controllo nessuno parlò, tutti erano in attesa di sentire che cosa intendesse Fisher con 'abbiamo un problema'.
"Il generatore non si disattiva! " soggiunse il comandante. "L'energia che passa lungo le linee di trasmissione non riesce ad abbassare l'accumulo di carica abbastanza da evitare l'esplosione."
"Dobbiamo evacuare la stazione!" esclamò Lirals.
"Aspettate!" urlò tosto Fisher. "I controlli di sgancio del generatore sono ancora attivi. Proverò a recidere i sistemi di trasferimento dell'energia e retrarre le mosse di sostegno del generatore. Una volta fatto, saremo in grado di teletrasportare il generatore nello spazio, ad una distanza di sicurezza."
"Signore," interloquì Picker, "ci sono troppe interferenze. I sensori del teletrasporto non riescono ad agganciare niente in quella sezione."
"Potete agganciare il segnale del mio comunicatore?" chiese Fisher mentre lavorava al sistema di sgancio.
Picker richiamò i sistemi del teletrasporto e riuscì ad agganciare il comunicatore del suo parente. "Sissignore!" rispose semplicemente.
"Allora dopo aver reciso i sistemi di trasferimento e retratto le mosse di sostegno, attaccherò il mio comunicatore al generatore. Tracciate il segnale e teletrasportatelo direttamente nello spazio."
"Ricevuto!" esclamò Lirals e, rivolgendosi a Picker, ordinò che preparasse il teletrasporto. Subito il tenente si mise al lavoro e, pochi secondi dopo, tutto era pronto per il trasporto; aspettava solo il segnale di Fisher.
Questi, intento a digitare il codice per lo sgancio del generatore, sentiva il cuore battergli in gola e la fronte imperlata di sudore; pensava che non ce l'avrebbe fatta in tempo e che forse tutto sarebbe stato vano.
Quando sul monitor apparve la conferma di sgancio delle morse e il distacco delle linee di trasmissione, sul suo viso apparve un'espressione di sollievo.
Esclamò sottovoce: "Sì!", corsa verso la camera del generatore, vi entrò dentro, e attaccò il suo comunicatore al rivestimento esterno. Lo attivò, si allontanò di qualche passo, e disse: "Fisher a sala comando! Energia!"
Poco dopo, ecco che dinanzi ai suoi occhi, il generatore venne a avvolto da una luce color ambra; scomparve dalla camera e riapparve all'esterno della stazione, a circa duemila metri.
Fisher si piegò in avanti, mise le mani sulle ginocchia, e trasse un profondo respiro di sollievo. Si voltò e tornò sui suoi passi. Stava camminando lungo il corridoio, diretto verso il turboascensore, quando il generatore esplose.
L'intera stazione tremò, come scossa da un violento terremoto, in sala controllo tutti ebbero un sussulto.
Poi il computer principale cominciò a indicare che l'integrità strutturale era al cinquanta per cento e in calo.
Superato l'attimo di paura e tornando a riacquistare il suo sangue freddo, Picker digitò alcuni comandi sulla sua consolle scientifica.
"Il generatore è esploso! L'onda d'urto ha investito la stazione e ci sono state delle esplosioni di decompressione nelle sezioni venti, ventuno e ventidue dell'anello abitativo. Inoltre sensori rivelano un intenso accumulo di gas utilizzato dalle sezioni quaranta alla cinquanta del livello..." s'interruppe un attimo e sul suo viso apparve un'espressione di terrore.
Una nuova esplosione fece scuotere e tremare la stazione.
"Attenzione!" esclamò la voce del computer. "Integrità strutturale al trenta percento e in un calo."
"Rapporto!" esclamò Lirals.
Picker, rimase in silenzio per alcuni attimi prima di rispondere: "C'è stata un'esplosione a livello del generatore, sezioni dalla trentotto alla cinquantasette." è mentre pronunciava quella frase sentì un tuffo al cuore.
Subito Lirals, attivando il suo comunicatore, disse: "Lirals a Fisher!"
Nessuna risposta.
Per la seconda volta il Bajoriano tentò di mettersi in comunicazione con il comandante, ma fu tutto vano.
Allora, rivolgendosi a Picker, ordinò: "Rintracci i segni vitali del comandante! "
Ma Picker aveva già fatto tale operazione e, con gli occhi pieni di lacrime, abbassando lo sguardo disse: "I sensori non riescono a individuare i suoi segni vitali." E fu in quel momento, che Jeasmine Picker versò calde lacrime di dolore per la morte di suo cugino, Thomas Fisher.